Il microbiota vaginale è fondamentale per la salute dell’apparato genitale femminile, per il mantenimento della funzione riproduttiva e per il buon decorso della gravidanza.

Secondo recenti approfondimenti, sappiamo che gli ormoni ovarici, la dieta e l’esercizio fisico possono regolare la composizione e la stabilità microbica vaginale e possono avere un impatto sulla salute vaginale e riproduttiva.

Flora fisiologica per la fertilità la gravidanza

Si ipotizza che il microbiota vaginale si formi principalmente dall’avvento dei microbi dal retto (ultimo tratto intestinale).

Il microbiota vaginale delle donne sane è costituito da un’ampia varietà di generi e specie batterici anaerobici e aerobici dominati dal genere Lactobacillus. Tuttavia, la composizione è raggruppabile in cinque tipi principali di Community-State Types (CST).

L’attività dei lattobacilli aiuta a mantenere l’equilibrio del microbiota vaginale; tale ruolo è fondamentale per lo stato di salute della vagina, perché produce l’80% dell’acido lattico (oltre a proteine, carboidrati, glicoproteine, acidi lipoteici e cationi bivalenti) e perché costituisce una “barriera naturale” dai patogeni e dallo stress chimico.

Molti studi hanno anche riportato che circa il 20-30% delle donne soffre, almeno una volta, di una carenza di Lactobacillus nella propria microflora vaginale.

Alcuni tipi di CST sono maggiormente associati a scarsi risultati riproduttivi e malattie a trasmissione sessuale (MST), mentre i dominati da specie di Lactobacillus, in particolare Lactobacillus crispatus, sono più correlati alla salute vaginale.

Il dismicrobismo o disbiosi vaginale (VD) o microbiota malsano è uno dei fattori di rischio più importanti per le infezioni vaginali gravi, il parto pretermine e le complicanze perinatali.

Questa condizione è descritta per tre principali cambiamenti nell’ambiente vaginale:

  • un cambiamento nella composizione del microbiota vaginale da Lactobacillus spp. agli anaerobi facoltativi;
  • la produzione di composti amminici da parte del nuovo microbiota batterico;
  • un aumento del pH vaginale a più di 4,5.

La batteriosi vaginale (BV) e l’infezione da Human Papilloma Virus (HPV) sono i disagi più frequenti del tratto riproduttivo inferiore nella donna, ma non sono meno importanti le infezioni vaginali da lieviti (come la candidosi) e virus, e le infezioni del tratto urinario in genere.

Poiché gli attuali tassi di guarigione dalla BV variano tra il 50% e l’80% dopo il trattamento con metronidazolo, essendo le recidive molto comuni, sono necessari trattamenti più efficaci.

Se ne evince che le conseguenze dell‘alterazione dei film biologici, principalmente a carico di Gardnerella vaginalis (anaerobico e potenziale patogeno che può causare gravi danni alla mucosa vaginale), debbano essere studiate più in dettaglio per ottenere una migliore cura e prevenzione delle infezioni ricorrenti.

Fattori Non Dietetici

Fattori non dietetici che influenzano il microbiota vaginale

Vari fattori possono influenzare il microbiota vaginale delle donne; di seguito analizzeremo quelli dieta-indipendenti.

Primo fra tutti l’età, perché correlata alla presenza di estrogeni e alla disponibilità di glicogeno per il CST, con relativo abbassamento del pH (fattore protettivo).

In età prepuberale, le femmine hanno un pH vaginale più alcalino rispetto alle donne fertili (influenzate dagli estrogeni), con colonizzazione da difteroidi (Corynebacterium spp. 78%), Staphylococcus epidermidis (73%) e da Mycoplasma spp.

In fase fertile invece, soprattutto nella fase secretoria di estrogeni e progesterone, il pH si abbassa e prevalgono Lactobacillus spp. e Atopobium e Streptococcus spp. Anche l’uso di contraccettivi ormonali può alterare la dinamica temporale del microbiota vaginale e stabilizzare la popolazione di Lactobacillus, a seconda del contenuto ormonale e del metodo di rilascio.

D’altro canto, il rilascio del mestruo e l’attività sessuale si correlano al cambiamento della microbica vaginale, destabilizzando la concentrazione di Lactobacillus.

Nelle donne in post-menopausa, la diminuzione degli estrogeni provoca nuovamente un aumento del pH, che facilita la presenza di batteri enterici.

Dal punto di vista etnico, la BV è stata a lungo associata all’etnia nera, afro-arabica, zingara e tibetana – a seconda dello Stato nel quale vengono condotti gli studi.

Il fumo di sigaretta è stato messo in relazione con l’aumento della prevalenza di BV in diversi studi epidemiologici e, occasionalmente, in modo dose-dipendente.

Molto recentemente, è stato rivisto il ruolo dello stress sul tratto genitale inferiore femminile.

L’uso troppo frequente di detergenti aggressivi, lavande vaginali e tamponi assorbenti interni può aumentare il rischio di BV.

Fattori Dietetici

Fattori dietetici che migliorano o peggiorano il microbiota vaginale

La qualità del microbiota e il benessere vaginale sono maggiori, anche grazie alla riduzione della prevalenza di BV e HPV nei soggetti che:

  • seguono una dieta vegetariana;
  • seguono diete arricchite in nutrienti come vitamine (A, C, D, E, folati), B-carotene e minerali come ferro, calcio e zinco;
  • integrano con probiotici (vedi sotto).

Rappresentano invece fattori negativi:

  • le diete carenti di questi nutrienti;
  • le diete arricchite in carboidrati e/o grassi;
  • l’obesità.

Essendo noto che l’intestino crasso funzioni da “serbatoio extra-vaginale” per lattobacilli e altri batteri, la sua omeostasi microbiologica assume un ruolo piuttosto importante nell’omeostasi vaginale. Ecco perché l’assunzione di probiotici e la funzionalità dell’intestino stesso sono determinanti al mantenimento della flora vaginale.

È stato inoltre dimostrato che il microbiota vaginale è migliore nelle donne che praticano sport regolarmente.