Passi avanti nel governo sulla Tav e il “no all’opera” sembra allontanarsi. Si va invece verso una versione rivista del progetto, una soluzione di cui si starebbe facendo promotore il premier Giuseppe Conte. La Lega vorrebbe dare vita alla cosiddetta “mini Tav”, con una riduzione dei costi, o indire con un referendum regionale per i cittadini del Piemonte per spingere a una scelta il M5s.

“Sulla Tav io stesso sto studiando bene il dossier, quindi ci riuniremo per discutere tutti assieme”, ha detto ieri Conte. In un colloquio con La Stampa, il premier fa inoltre sapere che “Ponti ha fatto un supplemento di integrazione, io ho semplicemente detto che se fosse necessario, una volta riuniti intorno al tavolo con i ministri competenti e con dossier e documenti alla mano, potremmo chiedere un supplemento di indagine”. Ma il Pd insorge: “Presenteremo una mozione di sfiducia per Toninelli che ha bloccato i cantieri in tutta Italia, ha preso in giro gli italiani e per essere stato di fatto commissariato”, la capogruppo dei Dem in commissione Trasporti della Camera Raffaella Paita.

La relazione solo sulla parte italiana dimezza le perdite. Ai redattori del primo documento su costi/benefici dell’opera, Marco Ponti e Francesco Ramella, Conte avrebbe commissionato un’integrazione, chiedendo di calcolare le sole perdite sulla parte italiana della Tav. E sul tavolo del premier sarebbe arrivata questa mini-analisi che ricalcolerebbe a 3,5 miliardi di euro, invece che agli iniziali 7, il saldo negativo per l’Italia. Una pillola amara che comunque potrebbe far meglio digerire il sì del governo giallo-verde all’avanzamento dei lavori.

Nel supplemento alla prima analisi, infatti, sarebbero state scorporate dal conteggio iniziale le spese che dovranno sostenere francesi e Ue. Così, con questi nuovi numeri in mano, il presidente del Consiglio incontrerà Emmanuel Macron per ritrovare l’intesa perduta. Inoltre, questa exit strategy dell’ultim’orasalverebbe i 300 milioni di finanziamento dell’Unione europea e sbloccherebbe i bandi di Telv, la società pubblica italo-francese che sovrintende la costruzione della Torino-Lione, sospesi dal ministro alle Infrastrutture Toninelli.
I numeriOra diventano determinanti le valutazioni sulle penali e sui rimborsi, come ha sottolineato Ramella nel supplemento d’indagine. Proprio per quanto riguarda le penali l’Avvocatura dello Stato avrebbe parlato di 1,7 miliardi di euro; ai quali aggiungere i costi di adeguamento del Frejus per 1,5 e di chiusura dei cantieri per 400 milioni. Il tutto per un totale di 3,6 miliardi.

Terminare la Torino-Lione all’Italia costerebbe ancora 4,7 miliardi, tre per la tratta internazionale (5,7, invece, sono a carico di Francia e Ue) e 1,7 per la tratta piemontese che comprende una galleria di 16 chilometri e la stazione di Susa. Nell’ipotesi “mini-Tav”, suggerita dalla Lega, e cioè congelando l’adeguamento della tratta italiana, si scenderebbe a 3.

I nuovi calcoli rispetto all’incremento di passeggeri e merci, come anticipa La Stampa, “porterebbero i benefici da 2,5 a 1,5 miliardi e il vantaggio sulle esternalità (inquinamento atmosferico e acustico, cambiamenti climatici, incidentalità) scenderebbe di poco sotto il miliardo, mentre la riduzione della congestione sulle strade garantirebbe all’Italia mezzo miliardo”.

Ma, nel tirare le somme, non è finita. “Tra i costi resterebbero – continua La Stampa- i 4,6 miliardi di minori introiti per lo Stato dai mancati pedaggi autostradali e dalle accise sulla benzina”.
In arrivo una consultazione in PiemontePotrebbe cadere il 26 maggio in Piemonte, con le europee e le regionali, la consultazione sull’alta velocità. A chiederla la Lega, ma anche Sergio Chiamparino, il governatore piemontese. In base all’articolo 86 dello statuto regionale della Regione Piemonte, però, si svolgerà un referendum-bonsai solo per singole categorie di cittadini.