La suddivisione dell’Italia in fasce cromatiche, corrispondenti a diversi livelli di rischio, ha irritato diversi presidenti di Regione: da chi voleva misure meno restrittive (Lombardia e Calabria su tutte) a chi invece ne esigeva di più ferree (come la Campania). Il punto però è che non si tratta di una condizione permanente: il monitoraggio dei contagi potrebbe infatti cambiare gli scenari, e quindi i colori delle zone. Ad oggi, ci sono alcune Regioni che rischiano di finire presto in una fascia peggiore.

Per due giorni, la Campania ha segnato un numero di nuovi casi giornalieri intorno ai 4 mila: ogni 5 tamponi c’è un positivo. In terapia intensiva ci sono 174 pazienti: il tasso di riempimento è del 44%. Nonostante sia stato accertato un “forte aumento dei flussi” insieme a un “forte ritardo di notifica dei casi che potrebbe rendere la valutazione meno affidabile”, la Campania è stata considerata zona gialla, quella con minor livello di rischio. Si salva perché l’Rt è basso: 1,29. Ma si riferisce al periodo 19-25 ottobre: ora le cose sembrano decisamente peggiorate e la Regionie rischia di passare nella fascia arancione.

Anche la Liguria è sotto osservazione: il report, riferendosi alla Regione amministrata da Giovanni Toti, parla di “incompletezza dei dati”. In sostanza, i numeri potrebbero essere peggiori e anche la Liguria potrebbe finire in fascia arancione. Rischia la fascia arancione anche la provinicia autonoma di Bolzano, che ieri ha avuto un aumento dei contagi notevole, ben 762. Più dell eMarche, di Trento, del Friuli Venezia Giulia, dell’Abruzzo, della Calabria, della Basilicata, della Sardegna, della Valle d’Aosta e del Molise.

Lo stesso dicasi per il Veneto: nel report si è parlato apertamente di carenza dei numeri trasmessi, col rischio di “sottostimare l’Rt”. È in fascia gialla, ma potrebbe spostarsi in quella arancione. O addirittura rossa, dove si trova la Valle d’Aosta perché per tre settimane non ha inviato i dati completi.