La sotto-variante BA.2, o Omicron 2, è stata osservata per la prima volta in Cina poche settimane fa, anche se gli esperti pensano che si sia potuta originare in India. È stata comunque già riscontrata anche in Danimarca, Australia, Canada e Singapore, così come nel Regno Unito. Al momento non si ha notizia di casi ufficiali riscontrati in Italia.

Omicron 2, allarme in Nord Europa: la Danimarca

Omicron 2 starebbe preoccupando soprattutto la Danimarca, visto che nel Paese sta crescendo a discapito della Omicron ‘1’ (dominante, per esempio, in Italia). Secondo gli esperti la velocità di diffusione di Omicron 2 sarebbe più alta della Omicron ‘normale’, già elevata di suo. È bene sottolineare che, ad oggi, non ci sono elementi che lascino intendere a una differente contagiosità, a una maggiore capacità di bucare i vaccini o a una maggiore gravità della malattia.

Differenze tra Omicron 1 e Omicron 2

Il fatto che sia stata riscontrata prevalentemente in Danimarca, il Paese al mondo in cui si è registrato il maggior numero di casi, è dovuto anche al fatto che si tratta di una nazione che sequenzia meglio i virus in tutto il pianeta. Il professor Francois Balloux, direttore dell’University College London Genetics Institute, ha spiegato che ci sono due lignaggi all’interno di Omicron, BA.1 e BA.2, geneticamente abbastanza differenziati”. Non si capisce però perché la BA.2 non abbia avuta la stessa diffusione in Sudafrica, dove è rimasta minoritaria.

Secondo Anders Fomsgaard, primario e professore dell’Ssi (Statens Serum Institut), non ci sarebbero comunque ancora differenze significative tra le persone infettate da BA.2 in termini di età, stato vaccinale, infezioni, malattia o diffusione geografica, rispetto a quelle colpite da BA.1. Le attenzioni degli scienziati sono rivolte soprattutto alla capacità più o meno elevata di resistere ai vaccini rispetto al BA1. Ma è ancora presto per dirlo.

Diverso il tema riguardante la capacità maggiore, rispetto alla variante Omicron già nota, di sviluppare una malattia grave: a fronte dei 23 mila casi giornalieri in Danimarca, i pazienti in terapia intensiva sono relativamente pochi, 71 (ha all’incirca la stessa popolazione del Lazio, regione che invece ne registra invece tre volte tanto di persone ricoverate in rianimazione).