Open Day e vaccino AstraZeneca ai giovani, gli esperti sono divisi

Open Day e vaccino AstraZeneca ai giovani

Gli Open Day del vaccino AstraZeneca, volti all’immunizzazione dei più giovani, hanno creato un vero e proprio caso su cui gli esperti stanno dibattendo nelle ultime ore. Proviamo quindi a fare un po’ di chiarezza sul perché alcuni esperti hanno espresso dubbi su questa formula e altri no.

Com’è ormai noto, i vaccini approvati dall’Aifa sono quattro: due a mRna (Pfizer e Moderna) e due a vettore virale (Vaxzevria e Janssen). Questi ultimi due sono approvati per la somministrazione dai 18 anni in su, ma raccomandati per le fasce d’età over 60, la cui immunizzazione si sta avvicinando al completamento. Questo perché nelle fasce d’età inferiore si sono verificati alcuni casi di effetti collaterali gravi a seguito dell’inoculazione.

I vaccini usati negli Open Day rivolti ai giovani, però, sono principalmente il monodose di Johnson&Johnson e quello di AstraZeneca, esponendo quindi ragazzi e ragazze a un maggior rischio di eventi trombotici. Ma è proprio su questo punto, il rapporto rischi-benefici, su cui gli esperti si dividono.

Il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, ha scritto su Twitter: “Con una bassa circolazione virale, nelle persone di età inferiore a 30 anni i rischi di AstraZeneca possono essere maggiori dei benefici”, suggerendo quindi l’idea di non promuovere gli Open Day con i vaccini a vettore virale per i giovani.

Viola: “Sbagliatissimo dare questi vaccini ai giovani”

Anche l’immunologa Antonella Viola al Corriere della Sera ha esternato il suo dissenso su AstraZeneca e J&J: “È sbagliatissimo proporre questi vaccini ai giovani, specialmente alle donne. Sono sempre stata convinta che non bisognerebbe darli a persone di età inferiore ai 55 anni”.

Massimo Galli, infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano, è intervenuto a “Cartabianca” su Rai 3 senza prendere una posizione estremista: “Quanto è ancora indispensabile AstraZeneca per finire di mettere in sicurezza la popolazione? Non so e non posso sapere con chiarezza se i quantitativi previsti di questo vaccino sono indispensabili per chiudere l’operazione” Poi ha aggiunto: “Se questo si può ottenere con gli altri vaccini, farei a meno di dare” il vaccino AstraZeneca “almeno alle giovani donne“.

Il virologo Fabrizio Pregliasco, all’Adnkronos, ha espresso la sua opinione, rilanciando la palla all’Aifa: “Per il vaccino di AstraZeneca potrebbe essere utile valutare una limitazione dai 50 anni in su per le donne e dai 40 in su per gli uomini come elemento prospettico. Ma a deciderlo deve essere l’Aifa in modo che sia ufficiale. Non basta una indicazione o una comunicazione”.

Anche l’infettivologo del San Martino di Genova, Matteo Bassetti, ha sollecitato l’Agenzia italiana del farmaco affinché prenda una decisione: “Sul vaccino AstraZeneca serve una posizione chiara e definitiva di Aifa. Basta il balletto delle comunicazioni e delle raccomandazioni che hanno cambiato le fasce d’età per questo vaccino, con errori enormi di comunicazione dell’Agenzia del farmaco e del ministero della Salute. Non ha fatto bene a questo vaccino anti-Covid che i dati inglesi ci hanno sempre detto che funziona benissimo. Ora però, visto anche l’impatto di questi errori sull’opinione pubblica italiana, si decida da domani se il vaccino AstraZeneca non si deve più usare e ci si attrezzi per fare solo vaccini a mRna”.

Il microbiologo Andrea Crisanti, ospite a “L’aria che tira” su La7, ha spiegato che quello di AstraZeneca “è un vaccino sicuro ed efficace. In alcuni casi, però, c’è un’associazione rarissima con una complicanza”, cioè gli eventi trombotici. “Sono state date indicazioni” sulle fasce d’età, ha sottolineato l’esperto, “ma c’è un problema di coerenza rispetto a queste indicazioni. Se c’è un’alternativa” ad AstraZeneca nei giovani, “va usata quest’alternativa”.