Il diabete è una malattia che colpisce molte persone nel mondo. Può comparire a qualsiasi età senza grande preavviso. I suoi sintomi, infatti, sono molte volte lievi e quindi passano inosservati. Ci sono però alcuni segnali della pelle che non andrebbero sottovalutati.

Spesso, alcune parti del nostro corpo forniscono segnali utili per capire le condizioni di salute generali dell’organismo. Saperli interpretare nel modo giusto diventa, di conseguenza, un modo per comprendere se qualcosa non va. Succede, per esempio, con i piedi, che sono un prezioso campanello d’allarme per quanto riguarda i valori della glicemia nel sangue. Tenere sotto controllo, quindi, il benessere del piede è uno strumento efficacissimo per capire se corriamo il rischio di incorrere nel diabete di topo 2.

Intercettare ogni minimo segnale in merito a questa patologia è quanto mai utile dal momento che la malattia si sviluppa in maniera del tutto silenziosa. Così, il soggetto che ne soffre si accorge di avere dei problemi solamente quando ormai lo stadio è avanzato.

Il piede diabetico si chiama così proprio perché è una conseguenza del diabete, che può interessare sia i nervi che i vasi: il ridotto afflusso di sangue legato ai restringimenti delle arterie riduce l’ossigenazione del piede, per cui si va più facilmente incontro a ferite non percepite, che tendono a non rimarginarsi e a provocare infezioni.

Anche variazioni della pelle – come secchezza inusuale, talloni molto screpolati, fissurazioni tra le dita – sono da sottoporre a un medico. Allo stesso modo, i calli in punti del piede sottoposti a pressione elevata devono essere tenuti sotto osservazione.

Controlli e terapie su misura

Prima si riconoscono le lesioni del piede diabetico e meglio è, tanto che gli studiosi ricordano come “tempo sia tessuto”. Poi, caso per caso l’equipe di specialisti può indicare il trattamento globale della situazione, a partire dal controllo adeguato dei valori glicemici. L’evenienza che si creino lesioni al piede non è comunque da sottovalutare, visto che in media una persona con diabete su quattro, secondo studi recenti, è destinata ad andare incontro a problemi di questo tipo.

La diagnosi precoce di questi pazienti è cruciale perché prima si interviene per “chiudere” la lesione, più possibilità ci sono di proteggere i tessuti dall’insorgenza di infezioni e da ulteriori rischi. Lo standard di cura delle lesioni prevede diversi approcci, dalla rimozione dei tessuti danneggiati, fino al trattamento locale, alla rivascolarizzazione (quindi a “ridare” sangue ed ossigeno all’area lesa), al controllo dell’infezione, all’uso di calzature specifiche.

Ma non bisogna dimenticare che gli esiti delle cure dipendono dal coinvolgimento multidisciplinare di tutti gli operatori sanitari ai diversi livelli del percorso: il diabetologo è una sorta di coordinatore per il malato. In qualche modo, lo specialista si interfaccia con le altre figure che entrano nel percorso di cura, con i medici di famiglia, gli infermieri e i farmacisti. Così il piede diabetico può essere affrontato al meglio.

Intervenire con immediatezza, e potenzialmente prevenire, diventa, dunque, la chiave per vivere meglio e più a lungo.