Fausta Bonino è stata condannata all’egastolo. L’infermiera è accusata di aver ucciso nel periodo tra settembre 2014 e settembre 2015 alcuni pazienti che erano ricoverati all’ospedale di Piombino. La difesa della donna ha chiesto e ottenuto di poter accedere al rito abbreviato. I giudici hanno riconosciuto la donna colpevole per quattro casi sui dieci che invece voleva l’accusa. Per sei – secondo la sentenza – «il fatto non sussiste».

Bonino inizialmente era stata accusata di aver pianificato e causato la morte di dieci persone (inizialmente l’ipotesi era di 13) mediante l’iniezione di dosi letali di eparina, un potente anticoagulante di facile reperimento nelle strutture sanitarie. La donna, 57 anni, originaria di Savona, lavorava come infermiera dell’ospedale Villamarina di Piombino. Il 30 marzo 2016 viene arrestata dai carabinieri del Nas, perché sospettata di aver ucciso i pazienti durante la loro degenza nel reparto di anestesia e rianimazione. I casi presi in esame dalla Procura di Livorno sono dieci e risalgono tutti al periodo che va dal settembre del 2014 allo stesso mese del 2015.

Si trattava di pazienti anziani (tra 61 e 88 anni) ricoverati per patologie anche non gravi e recuperabili: nessuno di loro era malato terminale. Per l’accusa le morti furono causate dall’uso “deliberato e fuori dalle terapie prescritte” di eparina in dosi tali da “determinare il decesso” provocato da improvvise emorragie.

Un mese dopo, il 20 aprile 2016, il Tribunale del Riesame di Firenze annulla l’ordinanza di custodia in carcere e Fausta Bonino viene scarcerata. Le indagini vanno avanti e nel dicembre del 2017 viene depositata la relazione degli esperti che certifica come dieci delle morti sospette verificatesi nell’ospedale di Piombino siano compatibili con la somministrazione di eparina. Il primo giugno 2018 la Procura della Repubblica di Livorno chiude le indagini e Fausta Bonino – nel frattempo sospesa dall’Asl – viene accusata di omicidio plurimo aggravato. L’infermiera, tuttavia, durante l’intera vicenda si proclama innocente e la sua difesa chiede e ottiene di poter accedere al rito abbreviato.