La pizza è il simbolo più riconoscibile della cultura della cucina e della convivialità italiana. Nel corso dei secoli, la sua capillare diffusione sul territorio ha dato vita a moltissime varianti regionali. Oltre alle differenze legate alle diverse culture locali, esistono ricette che illustrano come fare la pizza senza lievito, utilizzando il bicarbonato, oppure che sostituiscono alla tradizionale cottura in forno quella in padella. Vi invitiamo quindi a fare con noi un viaggio nelle più gustoseinterpretazioni” della nostra protagonista più amata: la pizza.

Napoli… ca pummarola n’coppa

Parafrasando un noto ritornello popolare, la prima immagine che viene in mente quando si pensa alla pizza è la forma tonda, il pomodoro e un cornicione alto e soffice, tipico della tradizione napoletana. I suoi ingredienti godono della speciale certificazione europea di Specialità Territoriale Garantita. Condita con mozzarella (anche di bufala) e pomodoro, prende il nome di Margherita. Tra le altre star dei condimenti troviamo le alici, salsiccia e friarielli. Una variante davvero irresistibile è quella con il cornicione ripieno di ricotta. Viene cotta, tradizionalmente, in forno a legna.

Roma: la “scrocchiarella” e la pinsa

A Roma la pizza deve essere croccante, con i bordi leggermente bruciati e l’impasto con qualche bolla in evidenza. Grazie all’olio aggiunto anche prima della cottura, i pizzaioli sanno bene come soddisfare i palati della capitale. Le varianti più note sono la capricciosa, la quattro stagioni e la marinara.

Nome simile, ma tutt’altra storia: la pinsa è realizzata con un impasto morbido creato con diverse farine (grano duro, soia e riso). Risulta molto digeribile ed è ormai molto diffusa grazie ai suoi ingredienti selezionati, tra cui il lievito madre.

Menzione d’onore anche per la pizza alla pala, che viene chiamata così per l’utensile che viene usato per metterla e toglierla dal forno. Un trancio di pizza bianca, realizzato con un impasto condito con olio e sale, è una classica merenda. Si può anche farcire con mortadella, oppure mozzarella e alici.

Milano: tranci di felicità

A Milano, la tradizione vuole che la pizza diventi uno street food di eccellenza, grazie al taglio triangolare e alla sua morbidezza e uniformità di cottura. Quando il pizzaiolo aggiunge la mozzarella, nel capoluogo lombardo non si bada a spese: il formaggio filante deve ricoprire tutta la superficie. La pizza qui si cuoce in teglie di metallo, in forno elettrico o a legna.

Palermo: il morbido sfincione

La ricetta del morbido sfincione è talmente antica che, più che una sorella della pizza, potrebbe essere considerata una sua antenata, così come accade per la pinsa romana. Il segreto dello sfincione è nella doppia lievitazione e negli ingredienti per condirlo: caciocavallo, cipolla, acciughe e pomodori, con una spolverata di origano e il pangrattato, che gli conferisce una croccantezza inaspettata. Un motivo in più per fare visita allo splendido capoluogo Siciliano!

Torino e la pizza al padellino

Nel nostro ideale viaggio alla scoperta delle pizze d’Italia, torniamo al nord, e più precisamente a Torino, dove ci attende la pizza al tegamino (anche chiamata “al padellino”). Questa ricetta prevede una doppia lievitazione, l’ultima delle quali avviene in un tegame che poi si utilizza per la sua cottura. Il risultato è un impasto morbido e alto, con una base quasi “fritta” e croccante.