Posticipare la sveglia mattutina con il cosiddetto «snooze button» potrebbe sembrare un gesto banale per dormire ancora qualche minuto. Ma forse c’è qualcosa di più.

Una nuova ricerca suggerisce come lo snooze (interrompere momentaneamente la sveglia e posticiparla di qualche minuto) renda traumatico il risveglio e generi uno stato di stanchezza e intontimento che spesso si protrae lungo l’intera giornata.

Milioni di italiani usano posporre la propria sveglia mattutina di 5, 10 o 15 minuti, anche più di una volta, pensando che questo possa rendere il loro risveglio più dolce e meno traumatico, oppure per avere l’impressione di aver dormito qualche minuto in più.

Ma l’abitudine di posporre la sveglia ad intervalli di 5 minuti (detta “snooze” o “sonnellino” in inglese) – funzione che oggi hanno quasi tutti gli smartphone e gli allarmi – è in realtà una pessima abitudine per la nostra salute e non ci aiuta ad affrontare con la giusta energia la routine quotidiana.

Quel poco che la ricerca sà sugli effetti nocivi dello snooze e su quanto questo fenomeno sia diffuso, è tratto da dati sul sonno, sullo stress o su comportamenti correlati. Ora, uno studio dell’Università di Notre Dame ha indagato più approfonditamente questa pratica.

La ricerca, pubblicata sulla rivista SLEEP, ha dimostrato che lo snooze non solo non facilita il risveglio ma lo rende ancora più traumatico poiché interrompe i cicli naturali del sonno, portando alla cosiddetta “inerzia del sonno”, uno stato di stanchezza o intontimento che spesso si protrae lungo l’intera giornata.

L’inerzia del sonno

L’inerzia del sonno è quella sensazione di intontimento che abbiamo la mattina presto dopo esserci svegliati. E’ uno stato fisiologico di transizione dal sonno alla veglia caratterizzato da una diminuzione della vigilanza, prestazioni ridotte (fisiche, mentali) e disorientamento che può persistere tra 21 min e 2 h. L’inerzia del sonno può variare a seconda di come e quando un individuo si sveglia.

Secondo uno studio italiano, pubblicato sulla rivista Neuroscience, questo meccanismo è dovuto al fatto che le varie zone del cervello impiegano tempi diversi a riattivarsi, nei primi minuti dopo il risveglio.

In particolare nei primi 5 minuti dopo il risveglio vi è una dissociazione tra la percezione di essere svegli (che arriva dalla ripresa dell’attività elettrica nelle regioni cerebrali anteriori) e il rallentamento delle capacità sensoriali e di integrazione (dovuto ad una più lenta ripresa dall’attività nelle aree encefaliche più posteriori). Solo quando tutte le diverse aree del cervello tornano a lavorare in armonia, si torna perfettamente vigili e coscienti.

Lo studio

Con l’obiettivo di capire come lo snoozing influisce sulla salute e sulla qualità del sonno, i ricercatori dell’Università di Notre Dame hanno esaminato dati di sondaggi sul sonno e registrati da dispositivi indossabili, relativi a 450 adulti. Dall’analisi è emerso che il 57% del campione faceva ricorso abitualmente allo snoozing, e che le donne avevano il 50% in più di probabilità di utilizzare questa strategia per svegliarsi la mattina rispetto ai maschi. Inoltre, è emerso che gli snoozer abituali erano meno attivi durante la giornata (e con più disturbi del sonno) rispetto ai non snoozer.

Posporre la sveglia altera i cicli naturali del sonno

Il sonno notturno è suddiviso in cicli di sonno di circa 90 minuti che iniziano con un’alta percentuale di sonno profondo (stadio 3 e 4) e una percentuale inferiore di fasi di sonno più leggere (stadio 1 e 2). Il risveglio naturale si verifica generalmente negli stadi di sono leggero culminando in un aumento dello stress cortisolo ormonale, chiamato “risposta di risveglio del cortisolo” (CAR). “Il CAR – hanno spiegato i ricercatori – si verifica dopo il risveglio naturale e contrasta l’inerzia del sonno.

Ma quest’ultima può essere ridotta anche da altri fattori come il consumo di caffeina o il risveglio personale (andare a letto con l’intenzione di svegliarsi a un’ora particolare”. “Quando, invece, è un allarme a svegliarti – ha affermato Stephen Mattingly, autore principale dello studio – è poco probabile che ti stia svegliando da un sonno leggero. Se è così, la probabilità di inerzia del sonno aumenta nei primi minuti dopo il risveglio”.

Pertanto, posporre la sveglia altera gli stadi naturali del sonno con effetti nocivi sulla salute. Con lo snoozeguadagniamo sì 5 minuti di sonno in più ma incoraggiando il corpo a cominciare un nuovo ciclo di sonno che non avrà il tempo di completarsi. Unica via d’uscita potrebbe essere quella di impostare la sveglia in una delle fasi di sonno leggero, così da ridurre l’inerzia del sonno.