Proteggersi dal Covid-19: facciamo chiarezza

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Modifiche frequenti alle normative, deroghe nazionali e regionali, truffe ai danni dei consumatori e della pubblica amministrazione: nell’universo dei dispositivi per la protezione dal Covid-19 la confusione regna sovrana. Conosciute dai più con il termine popolare mascherine, i dispositivi per la protezione individuale resteranno nelle nostre vite ancora a lungo. 

Per aiutare i consumatori a districarsi tra le diverse tipologie di mascherine, conoscere le certificazioni ed evitare le truffe, gli esperti di Mascherine.it – azienda italiana attiva nella fornitura di dispositivi per la protezione individuale – hanno realizzato un’utile guida. Ecco qui di seguito i suggerimenti:

Le tipologie di mascherine

Mascherine generiche: non sono né dispositivi medici né dispositivi di protezione individuale; la respirabilità e capacità filtrante di questa tipologia sono sconosciute, pertanto non possono garantire un’adeguata protezione da Covid-19.

Si tratta, infatti, delle classiche mascherine di stoffa e delle mascherine di comunità, ma anche delle mascherine chirurgiche o FFP2 sprovviste di valida certificazione.  Mascherine chirurgiche: le più conosciute e utilizzate, rientrano nella categoria dei dispositivi medici di classe I, regolati dalla normativa EN 14683 e il loro acquisto è detraibile.


La capacità di filtrare i batteri è misurata tramite l’indicatore BFE (Bacterial filtration efficiency) e filtrano corpi grandi fino a 3 micron. Si dividono in 3 categorie differenziate per respirabilità e capacità filtrante: 1 (minima capacità filtrante pari al 95%), 2 (media capacità filtrante del 98%) e 2R (capacità filtrante pari al 98% e resistente agli spruzzi). La capacità filtrante verso l’esterno è quindi molto efficace, viceversa, dall’esterno verso chi le indossa, la capacità filtrante si riduce notevolmente.
Le mascherine chirurgiche sono ideali per essere utilizzate in ambienti aperti, ma sconsigliate per un uso prolungato e vanno cambiate ogni 4 ore.

Attenzione: le informazioni di prodotto vengono stampate solo sulla confezione e non sulla mascherina.   

Dispositivi di protezione individuale: conosciuti come DPI, sono regolati dalla normativa EN 149:2009. Prima dell’avvento del Covid-19, i DPI erano dispositivi usati specialmente per offrire protezione durante particolari lavorazioni, come ad esempio verniciatura, sabbiatura, ecc., ma sono anche atti a proteggere contro il rischio biologico, quindi idonei alla protezione da Covid 19, così come indicato da OMS e Commissione Europea circa la tipologia FFP2. I dispositivi di protezione individuale infatti riescono a filtrare corpi fino 0.6 micron (BFE), ovvero hanno una copertura 5 volte maggiore rispetto a una mascherina chirurgica.

I DPI si dividono in categorie in base alla capacità filtrante: FFP1 (maggiore o uguale all’80%), FFP2 (maggiore o uguale al 94%) e FFP3 (maggiore o uguale al 98%). Le FFP3, oltre a essere difficili da produrre, hanno una resistenza respiratoria molto importante, per questo, tra i diversi DPI, l’OMS e la Commissione Europea hanno individuato nelle FFP2 il miglior dispositivo contro il Covid. Le FFP2 sono perfette per essere utilizzate in spazi chiusi, come negozi, ambienti di lavoro e mezzi pubblici e offrono protezione fino a 8 ore. 

Per legge, su ogni DPI devono essere scritte l’ID dell’ente certificatore (CE seguito da un codice di 4 numeri), l’ID del produttore, l’ID del prodotto, la normativa di riferimento e la tipologia di capacità filtrante (FFP1, FFP2 o FFP3).

Produttore e certificatore: due soggetti diversi

Produttore e certificatore sono due soggetti differenti: il primo è un’azienda che si occupa della produzione fisica delle mascherine o dei dispositivi di protezioni individuale (DPI), il secondo è un ente notificato autorizzato a rilasciare le certificazioni. 

Il produttore di DPI non può rilasciare in autonomia la certificazione ma deve passare da un ente certificatore. Mentre i produttori di dispositivi medici (mascherine chirurgiche) hanno la possibilità di realizzare autonomamente i test necessari alla validazione del prodotto e predisporne la scheda tecnica, tenendo in considerazione naturalmente tutti gli adempimenti necessari.

L’ente certificatore, che lavora quindi con i produttori di DPI,  supervisiona tutto l’iter produttivo in una certificazione in due fasi. La prima è chiamata “modulo B” e comprende i test di laboratorio (strati, filtraggio, resistenza, etc.) la seconda può essere di due tipi: modulo C2 o D. Si tratta dei controlli di verifica nel sito produttivo, che nel “modulo C2” vengono fatti almeno una volta l’anno mentre per essere certificati “modulo D” è necessaria una verifica molto più continuativa. A seconda dell’iter di verifica scelto dall’azienda e in seguito all’effettiva conformità, l’ente certificatore rilascia la certificazione C2 o D. 

Come tutelarsi: controllare la certificazione

La certificazione ha un identificativo rilasciato dall’ente certificatore e ogni ente certificatore ha un suo sito web in cui è possibile verificare la validità del certificato in questione. E’ quindi molto importante acquistare da chi fornisce con chiarezza le certificazioni, permettendo così ai consumatori di verificare in autonomia. 

Un’ulteriore raccomandazione è verificare se l’ente certificatore è effettivamente autorizzato a certificare i DPI. Come? Visitando il sito web della Commissione Europea – Nando e inserendo nella sezione “Free Search”, alla voce “Keyword On Notified body number”, l’ID composto da 4 numeri che identificano l’ente certificatore. Tramite questa semplice verifica è possibile leggere il dettaglio delle categorie di prodotto per cui l’ente è autorizzato a rilasciare la certificazione. Se nell’elenco è presente la categoria “Personal Protective Equipment” significa che il certificatore è autorizzato e il prodotto è sicuro.