Al 56 per cento degli italiani, secondo gli esperti della Fondazione Maugeri di Pavia, capita almeno una volta nella vita di essere punto da un’ape, una vespa, un calabrone o terragnole (vespe di terra). Per la gran parte di loro si tratta solo di un fastidio. Ma per il 5 per cento può essere un problema serio. Tale è infatti la percentuale di chi alla prima puntura mostra una reazione locale estesa, queste persone svilupperanno una reazione generalizzata a una puntura successiva, e il 50-65 per cento rischia in futuro un’esperienza analoga o ancora più grave, addirittura a morire.

In questa stagione, sono tanti gli insetti della famiglia degli imenotteri che possono pungerci. Api, vespe, calabroni, sia pure se con caratteristiche e modalità diverse in termini di “aggressività” (dobbiamo fare attenzione a come ci comportiamo per limitare i rischi) possono infatti diventare nemici della nostra pelle. Nella maggior parte dei casi, il fastidio con dolore ed eventuale prurito tende ad autoridursi con il tempo, così come il ponfo che si forma. Ma ci sono persone che possono avere reazioni abnormi, tali da portare allo shock anafilattico.

Cosa bisogna fare per difendersi in caso di puntura

Normalmente in caso di puntura possono bastare impacchi di ghiaccio, creme al cortisone e antistaminici per bocca. Chi è allergico è meglio che si vesta di chiaro, che eviti profumi forti, non cammini scalzo nell’erba. Non solo: in auto viaggiare con i finestrini chiusi e in moto coprirsi bene e utilizzare i guanti e il casco integrale. Chi sa di essere allergico al veleno degli imenotteri porti sempre con sé adrenalina per auto-somministrazione: è l’unico potente antiallergico salvavita. Ultimo consiglio: se dopo una puntura di imenottero si manifesta una reazione mai avuta prima come orticaria, edema al volto, difficoltà a respirare, senso di mancamento e dolori gastrici, di corsa al Pronto Soccorso.