Il reddito di cittadinanza è una forma di sostegno al reddito, ovvero un sussidio statale rivolto alle fasce economicamente più deboli della popolazione. L’erogazione avviene mediante una card, mentre la somma assegnata a ciascun richiedente varia in base a più fattori: il numero di componenti del nucleo familiare, la presenza di figli minorenni, il possesso (o meno) di beni immobiliari, eventuali entrate extra (ad esempio, lavori occasionali).

Chi può accedere al reddito di cittadinanza?

L’accesso al reddito di cittadinanza è riservato ai cittadini in difficoltà economiche, che risultino in linea con i seguenti requisiti: 1) cittadinanza italiana (o in un Paese UE, con residenza in Italia da almeno dieci anni, di cui gli ultimi due in via stabile); 2) ISEE inferiore a 9.360 euro; 3) patrimonio immobiliare, esclusa la prima casa (ovvero l’indirizzo di residenza), non superiore a 30.000 euro; 4) reddito familiare non superiore a 6.000 euro annui (tale soglia, comunque, è variabile in proporzione al numero di persone che compongono il nucleo familiare).

Cosa dice, invece, la normativa, a proposito di reddito di cittadinanza e Partita IVA? In altre parole: è possibile fare richiesta, se si è titolari di Partita IVA (e, dunque, appartenenti alla categoria dei lavoratori autonomi)?

Reddito di cittadinanza e lavoro autonomo

Secondo gli ultimi chiarimenti, non esiste alcun veto per i lavoratori autonomi, che impedisca l’accesso al reddito di cittadinanza. Dunque, l’essere titolari di Partita IVA non costituisce, di per sé, un problema.

La procedura per la richiesta è la seguente:

  • Se l’attività è iniziata a partire dal 2017, occorre compilare il modello Rdc/Pdc – Com Ridotto e consegnare personalmente ad un CAF convenzionato il protocollo rilasciato dall’INPS, entro un massimo di 30 giorni, specificando anche il Codice Fiscale del richiedente. Se la persona percepisce redditi di lavoro autonomo (sia con Partita IVA, ma anche in via occasionale), l’erogazione potrebbe avvenire in misura ridotta.
  • Se l’apertura della Partita IVA avviene dopo la richiesta del reddito di cittadinanza, occorre comunicare tempestivamente l’avvenuta variazione (così l’INPS provvederà a verificare la sussistenza dei requisiti).

Reddito di cittadinanza e lavoro dipendente

Anche chi percepisce redditi da lavoro dipendente può, comunque, inoltrare la richiesta. In questo caso, però, il documento da presentare al CAF, entro un massimo di 30 giorni, è il modello Rdc/Pdc–Com.

Reddito di cittadinanza e Naspi

Infine, chi percepisce già altre forme di sostegno, come la Naspi, può accedere al reddito di cittadinanza?

La risposta è: . La normativa specifica, infatti, la compatibilità tra i due strumenti, tenendo pur sempre in conto il reddito dato dall’Indennità di Disoccupazione. Pertanto, pure in questo caso, l’erogazione del reddito di cittadinanza, anche a seconda dell’ISEE e delle dimensioni del nucleo familiare, può essere in forma ridotta.

Reddito di cittadinanza e dichiarazione dei redditi

Infine, se ad una persona titolare di Partita IVA viene concesso il reddito di cittadinanza, dovrà indicare tali somme nella dichiarazione dei redditi. Trattandosi di un contributo esente da imposte e contributi, questi non subiranno alcuna variazione. Ciò vale per tutti i lavoratori autonomi, incluso chi svolge solo prestazioni occasionali.

Reddito di Cittadinanza e lavoro autonomo: quali obblighi?

Avere una Partita IVA aperta, o comunque essere a capo di un’attività d’impresa, non comporta alcuna preclusione per la richiesta del Reddito di Cittadinanza.

In sede di domanda, infatti, basta dimostrare che nonostante l’attività d’impresa il reddito familiare è comunque sotto la soglia indicata dalla normativa (9.360,00€ di ISEE, 6.000€ di reddito familiare da moltiplicare però per il parametro di scala d’equivalenza).

In tal caso, verrà riconosciuto un Reddito di Cittadinanza pari all’integrazione necessaria per far sì che i redditi familiari possano raggiungere la soglia minima indicata dalla normativa. Ad esempio, una persona sola con reddito da lavoro autonomo pari a 2.000 euro l’anno, avrà diritto – in assenza di altri redditi – ad un importo di RdC pari a 4.000 euro l’anno, ossia circa 330 euro mensili.

A tal proposito, in caso di lavoro autonomo o d’impresa il reddito è individuato come differenza tra ricavi e compensi percepiti e le spese sostenute nell’esercizio dell’attività relativi al trimestre solare in cui è stata avviata l’attività. È per questo motivo che per le attività da lavoro autonomo o d’impresa va comunicato il reddito previsto per l’anno solare di avvio dell’attività utilizzando il modello SR181.

E non solo: sempre utilizzando lo stesso modello, questa comunicazione dovrà essere rinnovata trimestralmente – entro il 15° giorno successivo al termine di ciascun trimestre – con l’indicazione del reddito percepito nel trimestre.

Ad esempio, il 15 di gennaio bisognerà dare comunicazione relativa all’ultimo trimestre del 2020.

Attenzione: dare comunicazione all’INPS entro la suddetta scadenza è molto importante, in quanto in questo modo l’Istituto può, eventualmente, rimodulare il beneficio. E per chi non adempie a quest’obbligo scatta la decadenza immediata del Reddito di Cittadinanza.

Reddito di Cittadinanza: chi ha un lavoro autonomo deve firmare il Patto di Lavoro?

Come noto, uno degli obblighi connessi alla fruizione del Reddito di Cittadinanza è quello che prevede la sottoscrizione del Patto di Lavoro per i beneficiari che sono nella condizione di poter ottenere un impiego.

Quest’obbligo non c’è per chi ha un’attività da lavoro autonomo. Tuttavia, è importante fare una precisazione: per coloro che hanno un reddito d’impresa inferiore ai 4.800,00€ – e quindi mantengono lo stato di disoccupazione – vi è comunque la possibilità di firmare questo accordo con il Centro per l’Impiego.

Sarà il lavoratore a decidere, quindi, se vuole rendersi disponibile a partecipare alle iniziative di politica attiva finalizzate alla ricerca di un nuovo impiego. Questa possibilità è totalmente preclusa, invece, ai lavoratori autonomi con reddito lordo annuo superiore alle 4.800,00€.