Nel 2022, le temperature oceaniche hanno raggiunto un nuovo massimo per il settimo anno consecutivo, con valori record in gran parte del Mediterraneo.

Un nuovo studio condotto da ricercatori dell’Accademia cinese delle scienze e di altre istituzioni, tra cui l’Istituto nazionale italiano di geofisica e vulcanologia, ha rilevato che fattori come l’aumento delle temperature in Antartide potrebbero portare a un clima futuro più estremo.

La preoccupazione non è solo per la vita e gli ecosistemi marini, ma anche per gli esseri umani e gli ecosistemi terrestri, poiché gli oceani assorbono la maggior parte del riscaldamento causato dalle attività umane e rilasciano il calore nell’ambiente circostante.


I ricercatori guidati da Lijing Cheng hanno analizzato i dati dell’Istituto cinese di fisica atmosferica (Iap) e della National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) statunitense.

In particolare, il contenuto di calore dell’oceano nei primi 2mila metri di profondità è aumentato rispetto all’anno precedente di circa 10 Zetta joule, vale a dire 1 joule (unità di misura del calore) seguito da 21 zeri.

Per dare un idea, dieci zetta joule di calore – l’energia equivalente a mantenere in ebollizione 700 milioni di bollitori da 1,5 litri per un anno intero – sarebbero sufficienti per alimentare lo 0,1% dei paesi più inefficienti del mondo.


Si conferma quindi il continuo aumento della temperatura degli oceani, in abbinamento a livelli sempre più elevati di salinità e ad una maggiore separazione dell’acqua in strati, che può ridurre o annullare il rimescolamento tra la superficie e le zone più profonde.

Tra le tante conseguenze, questi fattori alterano il modo in cui il calore, il carbonio e l’ossigeno vengono scambiati tra l’oceano e l’atmosfera.

Questo, a sua volta, si riflette sulla biodiversità e sugli spostamenti delle specie ittiche, con effetti a cascata sulle comunità dipendenti dalla pesca.