Il Mar Mediterraneo e altri mari nel mondo sono ad alto rischio tsunami. A lanciare l’allarme è l’Unesco, secondo cui nei prossimi 30 anni è praticamente certo l’arrivo di un’onda anomala sulle coste di Europa e Nord Africa. Il pericolo, sempre sottovalutato all’interno del Mare Nostrum, è oggi più probabile per via dell’innalzamento del livello delle acque, in correlazione con la crisi climatica. Marsiglia, Cannes, Istanbul e Alessandria d’Egitto si uniranno ad altre 40 città nel programma “Tsunami-ready”. Con loro anche Chipiona, cittadina sulla costa atlantica della Spagna.

Perché potrebbe verificarsi uno tsunami nel Mediterraneo

Il termine tsunami deriva dalla lingua giapponese e significa letteralmente “Onda nel porto”. Fa riferimento al fatto che un maremoto riesce superare le difese costiere e raggiungere così strade e abitazioni delle città causando danni a costruzioni e popolazioni. Consta di una o più onde anomale, a volte superiori ai 10 metri di altezza, che si abbattono violentemente sulla riva a velocità sostenute.

«Il rischio tsunami è sottovalutato in molte aree, compreso il Mediterraneo», ha detto al Guardian Bernardo Aliaga dell’Unesco. «Gli eventi sono rari e il rischio non si trasmette da una generazione all’altra. Dobbiamo però far passare un altro messaggio: non è questione di se accadrà, ma di quando». Per questo l’Unesco ha lanciato da diversi anni il programma “Tsunami-ready” che intende garantire che tutte le comunità a rischio sappiano agire in casi di emergenza entro il 2030.

Gli tsunami del 2004 e 2011, rispettivamente nell’Oceano Indiano e in Giappone, rappresentano un forte campanello d’allarme. «Oggi siamo più al sicuro», ha proseguito Aliaga. «Ci sono però diverse lacune da coprire per far sì che tutti comprendano il rischio che corriamo». Lo tsunami del 26 dicembre 2004 è ad oggi il più catastrofico della storia con le sue 230 mila vittime in 14 Paesi del sudest asiatico. Sette anni dopo, l’11 marzo 2011, onde anomale di 40 metri colpirono le coste del Giappone dopo un sisma di magnitudo 9.1 sulla scala Richter, uccidendo 18 mila persone. Da allora, il Pacific Tsunami Warning Centre dell’Unesco ne ha registrati, a livello globale, circa sette ogni anno, fortunatamente meno distruttivi.