L’artrite è una condizione di salute comune causate dall’infiammazione cronica delle articolazioni. Provoca dolore e danni alle articolazioni, alle ossa e ad altre parti del corpo a seconda del tipo. In Italia ci sono oltre 5 milioni di persone affette da questa condizione, circa il 10% della popolazione. L’incidenza, risulta particolarmente elevata e può colpire a qualsiasi età, anche durante gli anni dell’infanzia. Inoltre, può manifestarsi in varie forme (la più comune è la gotta) e l’alimentazione incide in maniera sostanziale sui sintomi connessi.

Gli esperti, infatti, concordano sul fatto che ci sono alcuni alimenti che la dieta di una persona che soffre di artrite non dovrebbe contemplare dal momento che acuiscono lo stato infiammatorio e conseguentemente i dolori articolari. Cozze e acciughe, per esempio, aumentano il livello di acido urico che finisce per accumularsi sotto forma di cristalli proprio nelle articolazioni. Anche gli zuccheri dovrebbero essere tenuti a bada, quindi è bene diminuire il consumo di dolciumi, snack pronti, dessert, bibite dolcificate e caramelle.

Questi alimenti, se assunti in eccesso, si accumulano facendo pressione sulle articolazioni e stimolando la risposta infiammatoria dell’organismo oltre a causare l’aumento di peso. Ma tra gli zuccheri, i carboidrati più pericolosi sono quelli raffinati, contenuti nei cibi a base di farina bianca. Attenzione, quindi, ai cracker, al piane bianco, al riso bianco, alle patate e in generale ai prodotti della panificazione che utilizzano farine lavorate. Queste, infatti, sono caratterizzate da un alto indice glicemico, che può scatenare l’infiammazione.

Ma anche il sale raffinato è potenzialmente dannoso se si hanno fragilità articolari da momento che contiene additivi chimici. Infine, a tavola è meglio contenere anche le quantità di carni rosse e carni trasformate, latte e latticini, olio di mais, soia e arachidi. La salute delle articolazioni migliorerà nettamente.

Alimenti ad azione antinfiammatoria

PESCE (soprattutto aringa fresca, salmone fresco, sgombro, alici, sarde):le patologie reumatiche si giovano spesso dell’uso del pesce in quanto accelerando i processi metabolici si migliora l’eliminazione delle sostanze tossiche e quindi si riducono i processi infiammatori per la presenza di grassi omega 3 EPA e DHA. Quindi la frequente sostituzione del pesce alla carne da dei risultati interessanti nell’andamento della patologia. Questi pesci andrebbero cotti a vapore o comunque evitando di superare i 100 gradi perché gli omega 3 sono molto delicati e la loro ossidazione (favorita dalle alte temperature) riduce la loro potenzialità terapeutica.

CIPOLLA: cruda nelle insalate, o da sola, è utilissima sia per l’azione antinfiammatoria che per il fatto che favorisce l’eliminazione dei depositi dalle articolazioni e migliora il drenaggio renale. Utile è la zuppa di cipolle come antiartritico, anche due volte a settimana, accompagnata da crostini di pane. Oltre alla zuppa di cipolle, anche la pasta condita col sugo di cipolla ha una azione analoga: 150 o 200 grammi di cipolle tagliate sottilissime si fanno stufare in padella con un po’ d’olio e di sale, a fuoco molto basso, col coperchio finché non sono completamente cotte. Si riducono allo stato cremoso passandole col passatutto e si condisce la pasta, preferibilmente di kamut o di mais per agevolare la funzione renale. Si può completare il pasto con il finocchio crudo per migliorare il drenaggio renale, oppure col carciofo crudo che aiuta il fegato ad eliminare le tossine. In caso di squilibrio glicemico va completata con alimenti ipoglicemizzanti, cioè insalata mista con cipolla cruda, un pane a bruschetta con aglio. Come frutta è bene associare due kiwi, ma può anche andar bene senza frutta, specialmente in caso di familiarità diabetica.

CETRIOLO: per il suo contenuto in azulene ha un’azione antinfiammatoria e decongestionante.

CAVOLO CAPPUCCIO: ricco di selenio, antiossidante che contribuisce ad alleviare i sintomi dell’artrite controllando i livelli di radicali liberi. I composti isotiocianati contenuti in questi vegetali sono, infatti, ormai ampiamente accreditati per le loro proprietà antitumorali: il meccanismo d’azione pare essere legato alla capacità di rimuovere scorie tossiche presenti all’interno dell’organismo e potenzialmente cancerogene. In pratica  questi alimenti svolgono una profonda azione detossificante, utilissima anche in questa patologia. Dimostrata è anche l’azione antinfiammatoria in molte patologie per la presenza di salicilati.

CAVOLFIORE: unisce molte proprietà analoghe a quelle del cavolo cappuccio, a cui si aggiunge il bromo ad azione sedativa del SNC e quindi del dolore.

ANANAS: nota è l’azione antinfiammatoria dell’ananas (Unica controindicazione gastriti e emorragie).

FRAGOLE: contengono, tra l’altro, acetil-salicilico che agisce sull’infiammazione e sul dolore.

LAMPONI: la presenza di acido salicilico, di polifenoli e di oli essenziali spiegano la loro azione, efficace negli stati infiammatori di diversa origine.

SEMI DI LINO: il capostipite dei grassi omega 3 è l’acido alfa-linolenico contenuto in ben pochi alimenti: i semi di lino, di canapa, le noci. I semi di canapa non si trovano in commercio e le noci contengono anche acido linoleico, quindi i semi di lino sono i più indicati. Ne bastano 20 g al giorno per avere 3,5 g di acido linolenico. È necessario masticarli con molta attenzione in modo che non passino interi nell’intestino, dove non verrebbero digeriti, ma eliminati tal quali, oppure vanno pestati in un mortaio. Possono essere aggiunti allo yogurt o a qualunque altro piatto, purché non siano cotti né riscaldati oltre i 60 gradi. Meglio evitare l’olio di semi di lino, che spesso viene estratto con metodi che non consentano di preservarne le caratteristiche.