Sono sempre di più i giovanissimi che soffrono a causa degli strascichi dovuti al coronavirus: il più delle volte la sintomatologia è di tipo neurologico con stanchezza, difficoltà di memoria e concentrazione ma anche nebbia cognitiva, disturbi del sonno, alterazioni di gusto e olfatto o semplice mal di testa.

Si chiama Long Covid ed è una sindrome cronica: nello specifico – come la definisce il documento pubblicato dall’Iss – si tratta di una condizione clinica caratterizzata dal mancato ritorno da parte del paziente affetto da Covid-19 allo stato di salute precedente l’infezione acuta.

A soffrirne sono in tanti e sebbene l’età avanzata sia uno dei fattori favorenti, il Long Covid colpisce sempre più spesso anche bambini e adolescenti, non per forza colpiti da sintomi gravi durante la loro positività al coronavirus. Gli studi hanno purtroppo dimostrato come i danni causati dall’infezione possono sopraggiungere anche dopo uno-due mesi dalla guarigione clinica, ovvero la negatività al tampone, e perdurare diverse settimane.

In particolare, ha sottolineato Campana, “i sintomi sono di tipo fisico come mal di testa, dolori articolari e muscolari persistenti, fame d’aria, ma tra gli adolescenti vediamo soprattutto stati d’ansia, mancanza di concentrazione, abbassamento del tono dell’umore, depressione, nausea, inappetenza”.

A parlare di questa patologia, dei sintomi e delle conseguenze è stato, tra gli altri, Andrea Campana, responsabile del centro Covid del Bambin Gesù di Roma. Lui stesso ha sottolineato che su 630 ricoverati da inizio pandemia, circa un 3-4% ha segnalato sintomi di Long Covid nei day hospital di monitoraggio.

In realtà sono oltre 200 i sintomi descritti che possono riguardare 10 diversi organi. Tuttavia, quelli che gli esperti attribuiscono maggiormente ai bambini e ai ragazzi sono quelli di tipo neurologico come stanchezza, difficoltà di memoria e concentrazione, mal di testa, nebbia cognitiva, disturbi del sonno, cambiamenti del gusto e dell’olfatto. Secondo il responsabile del centro Covid dell’istituto romano, “queste condizioni sono più frequenti tra ragazzi che sono stati ricoverati o che avevano condizioni preesistenti di grande ansia o preoccupazione, ma non mancano casi di piccoli pazienti che soffrono di Long Covid pur avendo avuto sintomi lievi”.

Gli studi stimano che il Long Covid può colpire tra il 10% e il 30% degli adulti infetti da coronavirus. I numeri sui bambini sono invece piuttosto variabili secondo le ricerche finora pubblicate.

Il pediatra Danilo Buonsenso, del Policlinico Gemelli di Roma, ha provato ad analizzare più approfonditamente lo sviluppo e i numeri della malattia negli under 17, studiando 129 bambini e ragazzi di età compresa tra 6 e 16 anni, a cui era stato diagnosticato il Covid-19 tra marzo e novembre 2020. Lo scorso mese di gennaio è stato pubblicato un preprint in cui veniva segnalato come più di un terzo di loro aveva uno o due sintomi persistenti quattro mesi o più dopo l’infezione, e un altro quarto aveva tre o più sintomi.

Anche i bambini che avevano avuto lievi sintomi iniziali, o erano asintomatici, non sono stati risparmiati da questi effetti di lunga durata. Ma non solo: anche i dati rilasciati dall’Office of National Statistics (ONS) del Regno Unito a febbraio e aggiornati ad aprile hanno suscitato preoccupazione. In particolare, lo studio britannico ha dimostrato che il 9,8% dei bambini di età compresa tra 2 e 11 anni e il 13% di età compresa tra 12 e 16 anni ha riportato almeno un sintomo persistente cinque settimane dopo una diagnosi positiva.

Tuttavia, anche dopo 12 settimane, i tassi sono rimasti significativi: 7,4% nel gruppo più giovane e 8,2% nel gruppo dei più grandi. Infine, un altro report reso noto in Russia ad aprile ha rilevato come il 25% dei bambini analizzati dopo aver lasciato l’ospedale in seguito alla guarigione da Covid-19 ha avuto sintomi per oltre cinque mesi dopo.