“tutte le malattie nascono nell’intestino” è un’affermazione di Ippocrate, il medico greco considerato il padre della medicina, vissuto circa 2000 anni fa. Questa consapevolezza era nata semplicemente dall’attenta osservazione dei suoi pazienti e dallo studio dei sintomi che essi sviluppavano.

Nonostante non avesse a disposizione tutti gli strumenti di diagnostica di cui disponiamo oggi non si era sbagliato: che l’intestino abbia un ruolo da protagonista nel mantenimento della salute viene ampiamente confermato dalle ricerche e dagli studi medici condotti ai giorni nostri.

Ma perché l’intestino è ritenuto il pilastro della nostra salute? Intanto, si tratta di un organo complesso che non si limita solo a digerire il cibo che mangiamo, trasformandolo in molecole che servono per nutrire le cellule e i tessuti del corpo, ma è anche in stretta comunicazione con il cervello. Questi due organi, nonostante la distanza che li separa, comunicano di continuo (immaginali come due amici intimi che stanno al telefono giorno e notte e non hanno segreti l’uno per l’altro).

Inoltre, è la sede principale del microbiota, la nostra personale colonia di batteri buoni che ha un ruolo nel processo digestivo, nella competenza immunitaria, nella sintesi delle vitamine e in tante altre funzioni vitali. Ma per poter rimanere in equilibrio – eubiosi – il microbiota deve trovarsi in un ambiente intestinale sano.

Viste le implicazioni che ha sulla salute, è importante che l’intestino rimanga in equilibrio: puoi considerarlo come il potente motore che permette alla tua macchina di funzionare e di correre su qualsiasi tipo di strada. Se il motore va in panne o si rompe, la macchina, nella migliore delle ipotesi, comincerà ad avere dei problemi, nella peggiore, si ferma, lasciandoti a piedi.

Fra i fattori che possono ingolfare il nostro motore c’è la stitichezza, che si verifica quando:

  • il numero delle evacuazioni è ridotto (2 volte o meno in una settimana),
  • l’evacuazione avviene con difficoltà, dolore e sforzo,
  • le feci sono dure,
  • permane la sensazione di gonfiore e svuotamento incompleto.

Si tratta di un problema abbastanza diffuso: ci convive, a fatica, fino al 20% degli italiani, l’80% dei quali sono donne.

Oltre a creare malessere generale e peggioramento della qualità della vita, la stitichezza altera anche l’equilibrio dell’ecosistema intestinale. Sul lungo periodo favorisce infatti 3 condizioni:

  • permette il rilascio di tossine (fra cui anche gli scarti degli ormoni prodotti dall’organismo), che dovrebbero essere espulse, e invece vengono riassorbite nel colon. È come se invece di portare fuori la spazzatura, la buttassi in un’altra stanza della casa,
  • il microbiota subisce un’alterazione, con una sensibile riduzione delle specie buone e una crescita eccessiva di batteri o agenti patogeni dannosi.
  • le feci grosse e dure e lo sforzo che le accompagna comunemente determinano variazioni strutturali e fisiche (favoriscono ad esempio le emorroidi).

Queste condizioni potrebbero non manifestare sintomi acuti, quanto invece facilitare alcuni problemi che spesso non vengono messi in relazione con la stitichezza, come ad esempio:

  • stanchezza e fatica cronica: costipazione e stanchezza vanno di pari passo e sono correlate. Una disbiosi (l’alterazione del microbiota) causata dalla stitichezza può aumentare la fermentazione dei carboidrati e la produzione di gas intestinali, incluso l’idrogeno solforato (o acido solfidrico), ritenuto causa di disfunzioni dei mitocondri, i produttori di energia all’interno delle cellule. Una mancanza di flora sana nell’intestino può anche diminuire l’assorbimento dei nutrienti necessari per l’energia e la normale funzione fisiologica.
  • aumento di peso: la scorretta evacuazione può favorire accumulo di peso e di grasso, fino a facilitare obesità.
  • problemi cutanei: non solo acne, ma anche dermatiti e altri “sfoghi” possono essere più frequenti quando si soffre di stitichezza, a causa dell’accumulo di tossine,
  • capelli disidratati: le tossine in eccesso che vengono riassorbite nel flusso sanguigno favoriscono unghie fragili e diradamento e caduta dei capelli,
  • indebolimento delle difese immunitarie: è la diretta conseguenza dell’alterazione del microbiota,
  • ansia e depressione: i disturbi dell’umore sono da tempo messi in relazione con la stitichezza e altri disturbi gastrointestinali. Recenti ricerche hanno iniziato a mostrare l’influenza di un’alterata flora intestinale sulla memoria, le capacità cognitive e su alcuni disturbi come la sindrome da stanchezza cronica, la fibromialgia e la sindrome delle gambe senza riposo.

Rimedi fitoterapici per la stitichezza

Le piante contro la stitichezza possono agire stimolando la peristalsi, cioè la contrazione muscolare che compie l’intestino per eliminare le feci (lassativi antrachinonici); oppure idratando la massa fecale, lubrificando le pareti per favorire l’evacuazione (lassativi meccanici). Entrambe le categorie di piante sono disponibili in compresse, capsule, sciroppi, estratti fluidi, infusi e macerati. 

Fanno parte dei lassativi stimolanti, quelle piante contenenti antrachinoni, da sfruttare saltuariamente, per risolvere casi acuti di stitichezza, per la preparazione ad interventi chirurgici o ad accertamenti diagnostici (colonscopia), perché fortemente irritanti per la mucosa intestinale, come: 

  • Senna: (Cassia angustifolia) le foglie sono largamente impiegate per trattamenti a breve termine (una o due settimane), in caso di stipsi acuta, in quanto è un lassativo irritanti, che compromette la corretta funzionalità intestinale; 
  • Rabarbaro: (Rheum officinale), viene usato per il trattamento della stitichezza, e nei disturbi in cui sia sia necessaria un’evacuazione facile, in caso di cattiva digestione, insufficienza epatica e malattie croniche del fegato, per le sue proprietà lassative e purganti ma anche toniche e digestive;  
  • Frangola: (Rhamnus frangula) la corteccia, a differenza degli altri lassativi antrachinonici ha la capacità di ridare il tono alle fibre muscolari dell’intestino, stimolando la peristalsi in modo dolce. Per questa ragione non è irritante, né crea assuefazione, quindi anche l’uso prolungato risulta essere meno dannoso di altri lassativi naturali. La pianta è indicata nei casi in cui le feci devono essere molli, in presenza di ragadi, emorroidi e dopo interventi chirurgici rettali, nella stitichezza cronica degli anziani. 

Queste piante, insieme al carciofo, tarassaco, finocchio e carvi, fanno parte degli integratori naturali contro la stitichezza.

Fanno parte dei lassativi meccanici, le piante contenenti le mucillagini, principi attivi capaci di aumentare il proprio volume, a contatto con l’acqua, rispetto alla loro forma secca, producendo un gel, in grado di incrementare la quantità della massa fecale, ammorbidendone il contenuto.  

  • Malva: (Malva sylvestris), le foglie e i fiori sono usati per idratare e sfiammare l’intestino, e per regolarne le funzioni, grazie alla sua dolce azione lassativa, dovuta alla capacità delle mucillaggini di formare una sorta di gel, che agisce meccanicamente sulle feci e quindi agevolandone l’eliminazione. Il trattamento della stitichezza con la malva risulta non irritante e non violento, per cui è indicato in gravidanza, per curare la stitichezza nei bambini e per gli anziani;   
  • Liquirizia: (Glycyrrhiza glabra)la sua radice è blandamente lassativa, grazie alla presenza di uno zucchero naturale (mannitolo), che attira acqua nel colon, facilitandone lo svuotamento. Per questa ragione il decotto è molto efficace in caso di stitichezza e nei disturbi legati alla sindrome dell’intestino irritabile;  
  • Psillio (Plantago Psyllium) e Lino (Linum usitatissimum), anche i loro semi a contatto con l’acqua, si aprono, aumentano di volume, e dando luogo alla formazione di un gel, che facilita l’evacuazione. L’ulteriore effetto lubrificante li rende adatti in caso di emorroidi, ragadi anali, colite. 

Tra i gemmoderivati, quello del Mirtillo rosso (Vaccinum vitis idaea) è considerato l’antinfiammatorio per eccellenza dell’intestino. La sua azione regolatrice, corregge gli squilibri della mobilità enterocolica cioè in caso di stitichezza o diarrea, e ripristina l’attività enzimatica intestinale. La sua assunzione elimina la flatulenza, dovuta alla fermentazione delle feci, sfiamma le pareti e normalizza il funzionamento dell’intestino, soprattutto del colon.