Sono saliti a 34 i delfini morti lungo il Mar Tirreno e il Mar Ligure, in massima parte trovati spiaggiati o adagiati sul fondale lungo la costa toscana da Orbetello a Viareggio. Considerevole il numero di delfini che si sono spiaggiati in luglio. Fenomeno meno evidente ma del tutto simile nell’Adriatico settentrionale, con 14 delfini che a giugno sono andati a morire sulle spiage di Romagna, Friuli e Veneto. Colpita, sia pure insieme ad altre, una specie precisa, il turpsios trumcatus. Si tratta del delfino a naso di bottiglia, forse il più conosciuto.

Della moria di cetacei si stanno occupando ricercatori e autorità. Ma di che cosa sono morti? Dopo le prime analisi sulle carcasse, comprensive di acquisizione di tessuti e vere e proprie autopsie, la domanda è ancora senza risposta. Gli indizi portano però a escludere la plastica e l’inquinamento, che restano comunque insidie da tenere sotto osservazione.

I delfini morti negli ultimi giorni in Toscana non avevano ingerito plastica come pure si poteva ipotizzare. Nessun sacchetto e nessuna bottiglia, e neppure pezzi più piccoli, sono ritrovati nel loro stomaco. Anzi, alcune necroscopie hanno dimostrato che i delfini spiaggiati o recuperati dal fondale vicino alla costa avevano lo stomaco vuoto.

Secondo Gianna Fabi, ricercatrice dell’Istituto per le risorse biologiche e biotecnologiche dmarine del Cnr, interpellata dall’agenzia Agi, potrebbe essersi trattato di un agente patogeno. Nelle ultime settimane, si è pensato che i delfini avessero contratto il morbillo e che fosse in atto un’epidemia. La circostanza non è ancora stata verificata, però, ma potrebbe comunque trattarsi di una malattia che si è diffusa nelle ultime settimane tra i delfini.

La ricercatrice del Cnr ha parlato, pur con cautela e in attesa del compimento di ulteriori analisi, di «un agente patogeno proliferato in seguito ai picchi di temperatura oppure alle piogge molto abbondanti che potrebbero avere abbassato il livello di salinità nelle zone costiere».
Secondo altri ricercatori, che tuttavia non hanno posto in relazione la loro recente scoperta con la moria di delfini in Toscana, un ruolo potrebbero avercelo le microplastiche, in parole povere particelle di plastica sempre più diffuse nei nostri mari. Questo non perché i delfini abbiano ingerito volontariamente o per sbaglio grossi quantitativi di plastica bensì perché sembrerebbe dimostrato che alcuni virus, quali quelli del morbillo, si agganciano in qualche modo alle mircoplastiche.

Inoltre, il virus del morbillo così come qualsiasi altro agente patogeno potrebbe avere approfittato di condizioni di vita favorevoli, perché le piogge che si sono susseguite fino a tutto maggio avrebbero diminuito la salinità dell’acqua in prossimità delle coste. Il successivo e improvviso caldo superiore alle medie di riferimento avrebbe fatto il resto. In questo caso, il cambiamento climatico sarebbe il primo accusato, ancor prima della plastica, a un processo contro il killer dei delfini.

È possibile che sulla moria di delfini, preoccupante ma al momento non ancora eccezionale rispetto a quanto si è verificato in anni passati, abbiano influito diversi fattori. I ricercatori tendono al momento a privilegiare quella dell’epidemia, cercando di capire bene che cosa possa averli uccisi per trovare un rimedio o una forma di cura delle colonie di cetacei. Il fatto che siano invece morti di fame, o anche morti di fame, chiama invece in causa direttamente i cambiamenti del clima. Entro il mese di agosto, come ha annunciato ieri l’assessore regionale Federica Fratoni, ci saranno i risultati di tutte le analisi.