Le giornate si allungano, le temperature si fanno più miti, la natura pian piano si risveglia: sono tutti chiari segnali che la primavera è ormai alle porte. Questo periodo dell’anno porta però con sé anche malesseri psicofisici specifici: come quelli della stanchezza di primavera, un senso di indisposizione generalizzato che riguarda corpo e mente caratterizzato da apatia, spossatezza, poca concentrazione e sbalzi di umore.

In primavera è fisiologico sentirsi stanchi e spossati, meno concentrati e più inclini alla sonnolenza. Con il cambio di stagione, e in particolare nel passaggio dall’inverno alla primavera, il nostro corpo è chiamato a fare un grosso sforzo energetico per riprendersi dal torpore invernale e adattarsi al cambiamento climatico e alle maggiori ore di luce.

Si tratta di disturbi di solito lievi, ma che coinvolgono moltissime persone: secondo le statistiche lamenta qualche malessere oltre l’80% della popolazione italiana adulta, con una certa prevalenza di donne.

Spesso si parla di strategie e rimedi per combattere questi disagi ma, dato che sono così comuni, sorge spontanea la domanda: è proprio necessario combatterli o non è meglio assecondare per quanto possibile, le richieste che l’organismo cerca di trasmetterci attraverso questi segnali?

I disturbi da cosa dipendono

La causa del cosiddetto “mal di primavera” sta nell’effetto che l’instabilità climatica tipica della mezza stagione ha sul nostro organismo. Gli sbalzi di temperatura, con rialzi termici improvvisi e forte escursione tra il giorno e la notte, la difficoltà nell’ individuare il corretto abbigliamento che ci garantisca comfort nelle diverse situazioni della giornata, la maggiore quantità di ore di luce alla quale siamo esposti con l’arrivo dell’ora legale, sono elementi che costringono il nostro orologio biologico a un surplus di attività per riallinearsi alla realtà esterna.

Non aiuta certo il fatto che, come accade in questi ultimi anni, il bel tempo spesso ci balzi addosso all’improvviso, per cui ci troviamo a passare dal freddo dell’inverno a temperature decisamente elevate che ci costringono ad abbandonare di colpo cappotti e giacconi a favore di camicette e abitini.

Ultimo, ma non meno importante, è da non dimenticare che la primavera è la stagione delle fioriture e dell’impollinazione, con disagi notevoli per i soggetti allergici. Tutto questo comporta uno sforzo notevole dell’organismo, chiamato ad allinearsi all’improvviso a una situazione tanto diversa; proprio da questo dipendono un maggiore senso di affaticamento generale, e da qui le difficoltà a concentrarsi e la maggiore irritabilità.

I ritmi circadiani un po’ “sfasati” possono comportare anche una maggiore difficoltà ad addormentarsi la sera e un certo senso di sonnolenza diurna. In tutto questo non c’è niente di patologico: semplicemente l’organismo ci segnala il suo “impegno” e ci chiede aiuto, a modo suo.

Proviamo a non combatterli

La migliore cura per la stanchezza, inutile dirlo, è il riposo Anche se i ritmi dell’attività lavorativa ci impongono di essere scattanti ed energici in ogni momento, proviamo a concedere al nostro organismo la quiete che ci chiede con tanta insistenza.

Assicuriamoci di dormire a sufficienza e, se ci sentiamo molto affaticati, proviamo a sfoltire un po’ l’agenda degli impegni. Cerchiamo inoltre di sfruttare per le attività più impegnative i momenti della giornata in cui ci sentiamo più brillanti, in modo da poterci concedere una pausa nelle fasi in cui sentiamo il bisogno di rallentare.

Curiamo il mal di testa e l’insonnia con rimedi naturali, come l’aromaterapia, le tisane calmanti, la respirazione profonda che induce il rilassamento. Un aiuto può venire anche dall’alimentazione, scegliendo menù leggeri e freschi, ricchi di frutta e verdura, utili anche a disintossicarci dagli stravizi invernali. Non dimentichiamo una corretta idratazione, necessaria a smaltire scorie e tossine.

Prendiamoci cura di noi stessi

I piccoli disagi legati al cambio di stagione ci indicano che è venuto il momento di prenderci cura di noi stessi: regaliamoci, almeno nel fine settimana, una mezza giornata di relax in cui fare solo quello che desideriamo, che si tratti di un’escursione in alta montagna, per smaltire lo stress nell’attività fisica, o della lettura di un buon libro restando tranquillamente distesi su un prato al parco.

Meglio ancora: concediamoci un po’ di dolce far niente: non è ozio, padre dei vizi, ma di quello stato di calma fisica e mentale che i latini chiamavano appunto otium, dalla quale molto spesso le menti creative traggono nuovi spunti e nuove idee: mentre contempliamo pigramente la forma delle nuvole nel cielo potrebbe accendersi all’improvviso nella nostra mente la lampadina con la soluzione a un problema della quale eravamo in cerca da giorni.