Per noi italiani i tornado erano visti come un problema relativo principalmente ai territori situati dall’altra parte dell’oceano, come le coste caraibiche e le città della Florida, i dati che emergono da una ricerca dell’Istituto di Scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Isac) evidenziano che il fenomeno atmosferico è in realtà già presente anche nel Mediterraneo. E in Italia alcune regioni sono più predisposte al rischio di altre.

Tornado in Italia: le regioni più a rischio

La ricerca condotta dal Cnr-Isac è basata su ben 32 anni di dati. Nel periodo compreso tra il 1990 e il 2021 sono stati identificati in Italia oltre 440 tornado di alta intensità.

Il lavoro, che ha preso in analisi anche il fenomeno che colpì le coste del Lazio nell’estate del 2019, ha portato alla ricostruzione della situazione metereologica generale da cui si originano i tornado esattamente nella zona del Mar Mediterraneo.

L’area del Paese maggiormente colpita è stata quella centrale. Le regioni a maggior rischio sono in particolare quelle che si affacciano sul Mar Tirreno, come Lazio, Puglia e Calabria.

Ma anche la Pianura Padana non è immune dalla possibilità che si verifichi il pericoloso evento atmosferico.

Come evidenziato dall’autore dello studio Elio Avolio e dal collega Mario Marcello Miglietta, proprio le aree centrali tirreniche possono essere ritenute “un hot-spot per i tornado nell’area mediterranea”.

Cosa sono i tornado e perché sono tanto frequenti

I tornado sono un fenomeno metereologico improvviso e particolarmente violento: il vento che si origina nell’epicentro può anche raggiungere i 600 chilometri orari.

Hanno la forma caratteristica di un imbuto, il loro vortice si sviluppa durante intensi temporali, in condizioni di elevata umidità e instabilità dell’aria, e si sposta generalmente in linea retta.

In Italia tale evento sarebbe sempre più frequente con il passare degli anni perché si incontrano, come sottolineato dalla ricerca del Cnr-Isac, la bassa pressione presente sull’Italia nord-occidentale e i venti al suolo sud-occidentali che trasportano aria più calda della media.

Ma secondo Avolio l’intensificazione dei tornado “è condizionata anche dal cambiamento climatico in atto, essendo confermato che esistono delle forzanti specifiche, come la temperatura superficiale del mare, con un ruolo importante nello sviluppo di tali eventi”.

Come prevedere il fenomeno atmosferico

I risultati della ricerca, pubblicati sulla rivista ‘Atmospheric Reasearch’, hanno consentito di individuare i primi strumenti utili a prevenire i tornado in futuro.

Dai dati è emerso infatti “come sia possibile prevedere con successo valori elevati di specifici indicatori d’instabilità atmosferica e di convezione profonda tipici dei tornado, nonché di simulare correttamente la struttura delle celle convettive responsabili della genesi di tali eventi”.