Una dieta dimagrante ricca di proteine potrebbe rivelarsi particolarmente dannosa per l’organismo e causare malesseri come spossatezza, irritabilità, difficoltà di concentrazione, nonché affaticamento renale. In pratica, una corretta alimentazione dev’essere composta da circa il 60% dei carboidrati, 30% di grassi e il 10% di proteine.

Anche nel caso in cui si segua una dieta dimagrante è consigliabile osservare sempre questi criteri. Al giorno d’oggi sono tantissime le tipologie di diete che prevedono regimi alimentari differenti. Alcuni consentono di mangiare di tutto, altri invece prevedono numerose restrinzioni mediante l’abolizione di determinati cibi, assicurando quindi una rapida perdita di peso. Tra questi numerosi regimi nutrizionali spicca la dieta iperproteica, caratterizzata esclusivamente da cibi ricchi di proteine.

Questo tipo di nutrimento basato su un’abbondante assunzione di proteine si rivela molto efficace, poiché grazie alle sue proprietà drenanti, permette di dimagrire velocemente. Allo stesso tempo favorisce il senso di sazietà, nonché una notevole tonicità muscolare. Raggiungere in breve tempo questi obiettivi è sicuramente una garanzia, ma ciò non significa che apporti i giusti benefici di cui l’organismo ha bisogno. La quantità sufficiente di proteine dev’essere minima (0,9 grammi per chilo), mentre se si abusa con una dose maggiore si provoca un sovraccarico ai reni e agli organi che hanno il compito di eliminarle sotto forma di scorie.

Per lo più una dieta priva di carboidrati e di zuccheri, necessari per la salute dei neuroni e dei muscoli, può comportare malesseri come difficoltà di concentrazione e debolezza. Anche i grassi sono fondamentali, poiché sono il punto di forza per la salute del proprio corpo. Molto spesso però vengono aboliti perchè considerati la causa principale dell’aumento di peso. Naturalmente, per perdere peso in salute ed in tempi brevi è fondamentale mantenersi sempre nei giusti limiti seguendo alcune semplici accortezze come consumare molta frutta e verdura, ridurre la quantità di sale, bere molta acqua ed evitare grandi abbuffate durante la cena.

Proteine e salute del cuore

Altri presunti effetti negativi legati ad un eccessivo consumo di proteine sono il rischio di incidenza di patologie cardiovascolari individuato nei grandi consumatori di carne rossa. In realtà il problema è strettamente correlato alla presenza in queste carni di grassi saturi e non al loro apporto proteico, quindi anche in questo caso non sono le proteine a comportare rischi per la salute. In pratica tutti i possibili rischi imputati all’assunzione di elevati quantitativi di proteine non ritrovano riscontro nella letteratura scientifica. Infine è importante ricordare come molte ricerche evidenzino che l’aumento del consumo proteico a discapito dell’apporto in carboidrati e grassi favorisce la perdita di peso e come sia importante aumentare l’apporto proteico in caso di attività fisica intensa, in quanto il corpo consuma e danneggia queste molecole durante l’attività.

Proteine e decalcificazione ossea

Analizzando scientificamente queste problematiche possiamo sostenere che, secondo alcuni studiosi, un elevato consumo di proteine determina una riduzione della calcificazione ossea. Questo effetto è correlato al fatto che le proteine animali contengono molti amminoacidi solforati, che aumentano il rilascio di calcio dalle ossa; tuttavia, esistono studi che dimostrano che questa teoria dev’essere rivista, in quanto da diverse ricerche è emerso che la densità ossea dei consumatori di proteine è simile a quella dei consumatori moderati, e che i primi sono meno soggetti a fratture dei secondi.

Proteine e salute dei reni

Alcuni ritengono che un eccessivo consumo di proteine comporti danni renali. Ciò che è stato dimostrato è che il consumo proteico modifica la funzionalità renale, ma questo viene considerato dai più accreditati studiosi della materia un adattamento fisiologico naturale. L’iperfiltrazione osservata in pazienti ed animali sottoposti a diete ad elevato apporto proteico è soltanto un processo adattativo naturale, che non comporta alcun rischio aggiuntivo.