La presenza di inquinamento da microplastica nel nostro ambiente è un problema serio che deve essere affrontato per il bene del pianeta e della nostra salute. Frammenti microscopici derivati dalla plastica sono stati trovati incorporati anche in tessuti umani, tra cui la placenta e il latte materno.

Per la prima volta, in uno studio tutto italiano, sono stati utilizzati campioni di urina per rilevare le microplastiche. La ricerca è stata condotta da un team dell’Università di Salerno e delle Marche e pubblicata sulla rivista “Toxics”.

Questa ricerca è stata condotta nell’ambito di EcoFoodFertility, un progetto che esamina il biomonitoraggio umano per determinare come i contaminanti ambientali influenzino la salute riproduttiva in aree ad alto rischio.

Lo studio ha analizzato i campioni di urina di 6 donatori sani (3 uomini e 3 donne), tutti originari della regione di Salerno-Nord Napoli.

Uno studio ha identificato 7 tipi di materiale polimerico (2 nei campioni femminili e 5 in quelli maschili) che sono dell’ordine di 4-15 micron, ovvero piccoli come un batterio.

I materiali polimerici più utilizzati sono stati:

  • polipropilene
  • polietilene
  • polivinil cloruro
  • polivinil acetato

Ma come sono nati questi frammenti? A questa domanda rispondono Oriana Motta del Dipartimento di Medicina dell’Università di Salerno ed Elisabetta Giorgini del Dipartimento Scienze della Vita e dell’Ambiente dell’Università Politecnica delle Marche:

La fonte di queste particelle può essere varia e può provenire da cosmetici, detergenti, dentifrici o persino creme per il viso. Entrano nel corpo attraverso l’alimentazione, per via gastrointestinale, respiratoria e persino cutanea.

Microplastiche, i rischi per la salute

Lo studio ha rilevato alcuni possibili danni, in particolare sulla fertilità. Secondo il professor Luigi Montano – uroandrologo dell’Asl di Salerno e presidente della Società Italiana di Riproduzione Umana (Siru) – uno degli autori dello studio:

Diversi studi hanno dimostrato come il nostro corpo reagisca alla presenza di sostanze estranee e si è visto che la plastica altera alcuni processi metabolici. Le microplastiche stesse, tuttavia, fungono da vettori per altri tipi di contaminanti ambientali che si legano ad esse e causano ulteriori danni all’interno del nostro corpo, in particolare agli organi riproduttivi.

Tuttavia, questi risultati sono ancora solo ipotesi. Come afferma lo stesso studio:

“I risultati qui presentati sono preliminari; in futuro sarà necessario studiare la diffusione dei MP in un gran numero di soggetti e determinare con precisione il loro passaggio attraverso il sistema urinario”. “I risultati di questo studio suggeriscono che le microplastiche dovrebbero essere studiate ulteriormente per determinare il modo in cui interagiscono con i fluidi umani e l’impatto che queste interazioni hanno sulle persone”.