Development and manufacture process of a new vaccine. Final production of filled vials of Covid-19 vaccine. Bio science 3D illustration.

Da quando sono stati resi disponibili i vaccini non sono mancate le polemiche, i dubbi sull’efficacia, coloro che hanno avanzato teorie di ogni genere e quant’altro. Il Professor Sergio Abrignani – ordinario di Patologia generale all’Università Statale di Milano e direttore dell’Istituto nazionale di genetica molecolare ‘Romeo ed Enrica Invernizzi’, oltre che membro del Cts -, intervistato dal Corriere della Sera, ha fatto chiarezza su alcuni punti legati alla somministrazione delle cure per prevenire il Covid.

I vaccinati possono infettarsi e diffondere il virus: una affermazione che continua a circolare. Come stanno davvero le cose? Abrignani spiega: “Premesso che il rischio zero in medicina non esiste e che sta circolando una variante estremamente contagiosa, la Delta, la vaccinazione riduce in modo impressionante sia il rischio di ospedalizzazione e morte, che il numero di contagi. Dunque anche le possibilità di trasmettere il virus: se non sono positivo, non posso infettare altre persone”.

Il medico passa poi a snocciolare numeri e percentuali, per dare ulteriori certezze sull’efficacia del vaccino: “Nelle fasi più pesanti della pandemia, sia in Italia che in Gran Bretagna c’era un morto ogni 50 infettati, ora — a 6 mesi e mezzo dall’inizio della campagna vaccinale e con una variante super diffusiva divenuta predominante — in Gran Bretagna si stima circa un morto ogni 500 infettati”.

Il Professore ricorda che il ciclo completo di vaccino Pfizer (due dosi) protegge all’88% da malattia grave e morte e tra il 65 e il 90%, secondo gli ultimi dati inglesi, dal rischio di contagiarsi e quindi trasmettere l’infezione. “Pensiamo a un ambiente chiuso – ragiona l’esperto – con uno o più positivi: se i presenti sono tutti vaccinati se ne infettano nel peggiore dei casi 65 su 100, se non sono vaccinati la percentuale può salire al 100 per cento. La variante Delta ha un R0 stimato di 5-8 (i soggetti che può contagiare un positivo), il ceppo di Wuhan aveva un R0 di 2,5 e la variante Alfa è a 4-5″.

Nel mondo no vax c’è chi racconta che nella fascia giovanile della popolazione gli effetti collaterali del vaccino oltrepassano i benefici. C’è della verità in simili tesi oppure no? “No, è fondamentale che gli under 40 si vaccinino, per vari motivi: proteggere sé stessi, i propri cari (soprattutto se fragili) ed evitare che il virus continui a circolare. Nell’ultimo mese l’età media dei nuovi contagi è 27 anni e il 24,8% dei casi ha riguardato la fascia 0-18 anni. Lasciare un’intera fetta di popolazione non vaccinata può portare allo sviluppo di nuove varianti”.

Medesimo discorso, sempre secondo Abrignani, vale per i bambini oltreché per i ragazzi: “Da Israele sono arrivati dati su casi di miocarditi nei giovani vaccinati, poi confermati dai Centers for disease control and prevention (Cdc) statunitensi. Si è visto che c’è un legame con il vaccino Pfizer, ma si tratta di eventi lievi che si risolvono in pochi giorni. Nessun ragazzo è morto a causa del vaccino Covid mentre, come vediamo per esempio in Indonesia, il virus uccide anche in quelle fasce di età”.

E ancora: “Secondo un’analisi dei Cdc, un milione di dosi di vaccino Pfizer possono, nella fascia 12-29 anni, evitare 23.500 casi di Covid, circa 1.500 ricoveri, 211 ingressi in terapia intensiva e 12 decessi. Il tutto a fronte di un rischio di 43-52 casi di miocardite. Che la bilancia penda dalla parte del vaccino è evidente”.