Vaccino Covid, immunologa Viola contro la dose unica: l’opinione

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Mentre la Fda americana autorizza l’uso d’emergenza del vaccino monodose Johnson&Johnson, in Italia si dibatte sulla possibilità di modificare il piano dei vaccini contro il Covid-19 rimandando il richiamo e fornendo la prima dose più velocemente a fasce più larghe possibili di popolazione. È il modello applicato nel Regno Unito, che starebbe prendendo in considerazione il premier Mario Draghi e che divide gli stessi esperti del Cts tra possibilisti e scettici. Tra gli scienziati, totalmente contraria a questa ipotesi è l’immunologa dell’Università di Padova, Antonella Viola, che esprime il suo pensiero sul Corriere della Sera.

“Non c’è nulla di più frustrante che osservare il ripetersi degli errori, sempre uguali a se stessi. E invece, a un anno dall’inizio della pandemia, nulla è cambiato nel nostro atteggiamento di fronte al virus e nelle dinamiche disfunzionali che aggravano la tensione” inizia così Viola nel suo commento alla situazione epidemiologica nel Paese.

“Gli indicatori che sono utilizzati per decidere colori e chiusure si basano su valutazioni scientifiche e su dati, sebbene spesso questi risultino incompleti. E rappresentano il compromesso necessario tra il tenere bassa la curva dei contagi ed evitare il tracollo completo della società. Ma dopo un anno, non dovrebbe essere necessario ripetere che non si può aprire quando la curva dei contagi sale e non si può chiudere tutto il Paese se non è davvero inevitabile” spiega l’immunologa.

Nel suo articolo, Antonella Viola scende poi nel dettaglio dell’utilizzo dei vaccini: “Intendiamoci: le intuizioni sono molto utili nella scienza. Ma quando si decide di abbandonare il percorso della medicina basata sulle evidenze per quello delle intuizioni, bisognerebbe avvisare la popolazione che si sta portando avanti una scommessa e che, come in tutte le scommesse, si può vincere e si può perdere. Quando non ci sono alternative, spesso questo è accettabile. Lo è molto meno quando le alternative ci sono e si sceglie comunque la strada dell’azzardo.”

Qualche giorno fa l’immunologa Viola aveva molto criticato il presidente Draghi sull’intenzione di passare a un piano vaccinale che preveda una sola dose, concetto che ribadisce: “Oggi, di nuovo senza dati alla mano, si sta decidendo di stravolgere il metodo di vaccinazione più efficace che abbiamo, approvato da FDA e EMA, e basato su due dosi di vaccini a mRNA a distanza di 21 o 28 giorni. Certo le ragioni per cui si vorrebbe passare alla somministrazione di una sola dose di vaccino sono più che evidenti e comprensibili; ma avere delle giuste motivazioni non basta.”

“Oggi non sappiamo se una singola dose di Pfizer o Moderna riescano a proteggere per mesi, perché i dati incoraggianti ottenuti in Israele arrivano fino alla somministrazione della seconda dose. E non sappiamo se una singola dose possa ridurre drammaticamente l’efficacia di questi vaccini nei confronti delle varianti” scrive ancora l’esperta.

“Forse, prima di scommettere, sarebbe bene aspettare di avere più informazioni, analizzare i possibili scenari, pesare rischi e benefici. E magari puntare sul vaccino a singola dose — Johnson&Johnson — già approvato negli Usa e che dovrebbe essere approvato in tempi rapidissimi anche in Europa” è la sua conclusione.