Vaccino Johnson&Johnson, monodose: quando arriva in Europa

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Dopo che la Food and Drug Administration statunitense ha autorizzato l’utilizzo in emergenza del vaccino monodose della Johnson&Johnson, raccomandando l’uso per i soggetti in età pari o superiore ai 18 anni, c’è attesa per capire quando il siero sarà disponibile anche in Europa.

L’Agenzia europea per il farmaco (Ema) potrebbe approvare anch’essa il vaccino e iniziare la distribuzione già alla fine di marzo o all’inizio di aprile.

Agnes Pannier-Runacher, ministro francese dell’Industria, ha spiegato all’emittente ‘France 3’ che l’Ema sta esaminato tutti i dati comunicati da Johnson&Johnson e che il via libera potrebbe essere concesso “all’inizio di marzo“, con le prime dosi che dovrebbero “arrivare tra fine marzo e inizio aprile” considerato il ritardo nella produzione.

Il tema, ha chiarito il ministro francese, è però ancora “oggetto di discussione con i laboratori”.

Secondo Agnes Pannier-Runacher, si tratta di un’”ottima notizia“, dal momento che “questo vaccino richiede una singola dose, anche se è possibile – ma non è certo – che richieda un richiamo”.

Cosa sappiamo sul vaccino Johnson&Johnson

Il vaccino anti Covid di Johnson&Johnson è il terzo approvato negli Stati Uniti d’America dopo quelli sviluppati da Pfizer/BioNTech e Moderna. L’agenzia Usa ha constatato che questo vaccino è “altamente efficace nel prevenire le forme gravi di Covid-19, incluse quelle derivanti dalle nuove varianti“. Come già sottolineato, il siero di Johnson&Johnson si distingue dai vaccini di Pfizer/BioNTech e Moderna perché richiede una singola dose.

Non solo: a differenza di Pfizer-BioNTech e Moderna, J&J non ha basato le sue ricerche sull’RNA messaggero, preferendo isolare un adenovirus del raffreddore, che, pur restando innocuo per l’uomo, contiene un gene con le informazioni necessarie per produrre una proteina efficace contro il virus Sars-Cov-2.

Grazie all’inoculazione di questo adenovirus il corpo è in grado di sviluppare le difese anti-Covid senza che ci sia il bisogno di entrare in contatto con l’agente patogeno.

L’esito dei test sull’efficacia del vaccino di Johnson&Johnson è confortante: la Fase 3 è stata condotta tra Nord America, America Latina e Sudafrica, su un totale di 43.783 partecipanti (inclusi pazienti con malattie gravi, come per esempio obesità, diabete, ipertensione e HIV).

In Sudafrica il tasso d’immunità è stato pari al 57%, mentre negli Usa la percentuale è salita fino al 72%, per una media complessiva del 66%. La differenza si spiega con la maggiore aggressività della variante sudafricana. Oltre al fatto di essere monodose, un altro punto a favore del vaccino di J&J è la possibilità di essere conservato per alcuni mesi una temperatura che varia dai 2 agli 8 gradi e per 2 anni in caso di temperatura pari a -20 C°.