Non arrivano a mille i casi accertati di vaiolo delle scimmie in Europa e non è stato registrato nessun decesso. La commissione europea – scrive il Cup solidale – ha dato avvio alle operazioni per l’acquisizione di 110mila dosi di vaccino contro il vaiolo delle scimmie che verranno distribuite ai Paesi membri con più necessità. Ecco cosa c’è da sapere su questa malattia (guida realizzata dal Cup Solidale).

Che cos’è il vaiolo delle scimmie
​Il vaiolo delle scimmie, conosciuto anche con il nome di Monkeypox in inglese, è una malattia che appartiene alla stessa famiglia del virus del vaiolo. Si tratta di una patologia infettiva rara in Italia che viene causata da un virus.

Perché si chiama vaiolo delle scimmie
Questa malattia si diffonde principalmente tra scimmie e roditori nell’Africa centrale e occidentale. La maggior parte dei casi in un anno si verifica in paesi come Ghana e Nigeria. A causa della saliva o di altri fluidi può trasmettersi anche all’uomo. Il virus del vaiolo delle scimmie è stato scoperto per la prima volta nell’anno 1958 tuttavia il primo caso umano venne riscontrato nell’anno 1970 in Repubblica Dominicana. 

Quali sono i sintomi?
I sintomi maggiormente riscontrati sono febbre, brividi, stanchezza muscolare, vescicole e pustole con crosta simili a quelle della varicella. Nella prima fase della malattia è possibile avvertire solo i primi sintomi. In seguito, nella seconda fase possono comparire sulla cute vescicole e pustole. In particolar modo, tali fenomeni, che ricordano quelli della varicella, possono comparire specialmente sul viso e nella zona dei genitali. Almeno inizialmente il vaiolo della scimmia può avere dei sintomi simili al Covid-19. Qualora si dovessero avvertire questi sintomi, è necessario non farsi prendere dal panico ed eseguire un test rapido o un tampone molecolare anti-Covid. In questo modo si può comprendere quale virus occorre combattere e di conseguenza curare.

Come avviene il contagio?
Secondo gli scienziati e l’Oms, il vaiolo delle scimmie si trasmette attraverso delle goccioline, dette droplets, che entrano a contatto con le vie respiratorie. Le goccioline si depositano sulle superfici e successivamente entrano in contatto con l’uomo. Inoltre, un’altra causa della trasmissione del vaiolo della scimmia è il contatto ravvicinato faccia a faccia con un individuo contagiato. Allo stesso tempo, tale virus può essere trasmesso anche se si toccano ferite o lesioni di un paziente malato.  Dalle prime osservazioni fatte e in base alla localizzazione dei casi riscontrati fino ad oggi nei paesi non endemici, sembrerebbe che la trasmissione sia avvenuta per lo più per via sessuale. In particolare i ricercatori del’Istituto Spallanzani di Roma hanno scoperto che il virus responsabile del vaiolo delle scimmie può essere presente nel liquido seminale di un soggetto infetto in una forma capace di replicarsi e infettare altri soggetti.  Al momento non risulta una trasmissione asintomatica del virus.

Il vaiolo delle scimmie è una malattia mortale?
Nella maggior parte dei casi, il vaiolo delle scimmie non è letale. Anzi, non dovrebbe essere molto pericolosa per gli adulti. Secondo l’ISS, l’Istituto Superiore della Sanità, questa patologia si risolve spontaneamente in una o due settimane. Tuttavia, occorre monitorare la situazione se il vaiolo delle scimmie contagia un bambino. Nei più piccoli, il decorso della malattia può essere più grave, dunque è bene allertare subito le autorità competenti all’aggravarsi dei sintomi. In Africa sono stati individuati due ceppi del virus. Il primo, il vaiolo delle scimmie del Congo, risulta essere mortale in una persona ogni 10. Il secondo invece, il ceppo dell’Africa occidentale, ha una mortalità di 1 su 100. Attualmente in Europa sono stati riscontrati solo casi di virus appartenenti al secondo ceppo, vale a dire quello meno letale. 

Come curare il vaiolo delle scimmie?
Attualmente non esiste un vero e proprio protocollo di cura per il vaiolo delle scimmie. Recentemente, sono stati approvati alcuni farmaci antivirali, come il Tecomivirat che aiutano a fermare la trasmissione cellulare del virus. Nella maggior parte dei casi la malattia si risolve spontaneamente in massimo due settimane. Sul versante dei vaccini invece, secondo l’Oms, quello contro il vaiolo umano sembra essere efficace nell’85% dei casi. Dunque coloro che hanno ricevuto in passato il vaccino contro il vaiolo godono di una buona protezione anche contro questa patologia. La vaccinazione contro il vaiolo umano fu sospesa negli anni ’70 dopo che la malattia fu debellata e le scorte di vaccino furono distrutte per motivi di sicurezza. Esiste però un vaccino modificato o attenuato, Ankara, autorizzato nel 2019 che prevede l’inoculazione del virus indebolito. A differenza di quello di vecchia generazione non lascia segni sulla pelle. Il nome commerciale di questo vaccino è Imvanex e richiede una doppia somministrazione a distanza di 28 giorni in soggetti mai vaccinati contro il vaiolo. 

Come prevenire la malattia?
L’arma migliore per contrastare questa malattia è la prevenzione. Ci sono alcune regole e suggerimenti da rispettare per ridurre ai minimi termini i rischi di contagio. Le regole sono quelle che molti hanno imparato anche durante il Covid. Dunque, è importante lavare spesso le mani per diversi minuti e mantenere una buona igiene personale. Infatti, è necessario anche usare gel disinfettanti e soluzioni che eliminano virus e batteri dalle superfici. Inoltre, qualora si dovessero notare alcuni sintomi, specialmente nel viso o in prossimità dei genitali, è importante avvertire subito il proprio medico. Così facendo si può individuare la malattia e fermare il contagio in modo tempestivo.