Il vaiolo delle scimmie, noto tecnicamente come Monkeypox, continua ad essere monitorato con attenzione. Secondo l’ultimo aggiornamento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, gli Stati in cui è stata segnalata la malattia virale sono Australia, Belgio, Canada, Francia, Germania, Italia, Olanda, Portogallo, Spagna, Svezia, Regno Unito e Stati Uniti.

In Italia i casi confermati sono tre, tutti in carico all’Istituto di malattie infettive Spallanzani di Roma.

I soggetti più a rischio

Gli esperti dell’Oms hanno fatto sapere che secondo le informazioni attualmente a disposizione “i casi sono stati identificati principalmente, ma non esclusivamente, tra uomini che hanno avuto rapporti sessuali con uomini“. Per questo sono stati rilevati prevalentemente attraverso i servizi di salute sessuale.

In ogni caso è stato evidenziato che sarebbe un errore “stigmatizzare gruppi di persone”: il timore è che i soggetti contagiati evitino di cercare assistenza, portando “a una diffusione non rilevata”.

Le prove raccolte finora suggeriscono che i soggetti più a rischio sono coloro che hanno avuto “uno stretto contatto fisico con qualcuno con il vaiolo delle scimmie mentre è sintomatico”, come operatori sanitari, membri della famiglia e partner sessuali.

Il direttore dell’Oms Europa, Hans Kluge, ha spiegato che il vaiolo delle scimmie è solitamente una malattia “autolimitante”, da cui si guarisce la maggior parte delle volte entro poche settimane senza trattamento. Il virus tuttavia può rivelarsi più grave nei bambini piccoli, nelle donne in stato di gravidanza e negli individui immunodepressi.