Variante Delta, dubbi sull’efficacia di un vaccino: lo studio

Un nuovo studio getta ombre sull’efficacia del vaccino Johnson & Johnson, per il quale potrebbe essere necessaria una seconda dose di potenziamento.

Il vaccino monodose di Johnson & Johnson, ritenuto meno efficace contro la variante Delta secondo uno studio pubblicato in pre-print (cioè non ancora sottoposto a revisione tra pari) sul sito BioRxiv. Lo studio è stato rilanciato dal New York Times ed è rimbalzato anche sui quotidiani italiani.

Vaccino Johnson & Johnson e variante Delta, cosa dice il nuovo studio

Stando a quanto osservato dallo studio, a firma del vrologo della Grossman School of Medicine di New York Nathaniel Landau e colleghi, la sola dose del vaccino Janssen potrebbe essere meno efficace contro le varianti Delta e Lambda. Osservazioni nettamente in contrasto con un altro studio pubblicato a inizio luglio dall’azienda stessa.

Come riferisce il New York Times, lo studio di Landau si basa su esperimenti effettuati su campioni di sangue in laboratorio, un metodo che potrebbe non rispecchiare fedelmente le prestazioni del vaccino nella realtà.

Gli autori dello studio: “Potenziare J&J con seconda dose, anche eterologa”

Gli autori tuttavia insistono col suggerire che le persone che hanno ricevuto il vaccino monodose potrebbero essere più protette con una seconda dose, anche eterologa, di uno dei vaccini a mRna (quindi Pfizer o Moderna).

Secondo quanto riportato dal New York Times, Landau ha spiegato che “il messaggio che volevamo dare non era che le persone non dovessero ricevere il vaccino J&J, ma speriamo che in futuro venga potenziato con un’altra dose di J&J o una spinta con Pfizer o Moderna”.

Sempre sul quotidiano statunitense, è riportato il parere del virologo John Moore della Weill Cornell Medicine di New York: “Ho sempre pensato, e l’ho detto spesso, che il vaccino J&J è un vaccino a due dosi“.

La replica di Johnson & Johnson

A stretto giro Seema Kumar, portavoce di Johnson & Johnson, ha replicato dicendo che i risultati dello studio “non parlano della piena natura della protezione immunitaria”, ricordando invece che gli studi effettuati dall’azienda farmaceutica hanno osservato che il vaccino ha generato un’attività forte e persistente contro la variante Delta in rapida diffusione”.