La veloce diffusione nel mondo della variante Gryphon ha messo in allerta virologi e immunologi: sarebbe la più elusiva di tutte le forme del Covid.

La variante Gryphon stando alle previsioni sarebbe destinata a sostituire le altre sottovarianti comuni attualmente in circolazione e con cui è in competizione, come la Cerberus (BQ.1.1). I casi legati a questa nuova mutazione sono stati già riscontrati in diversi Paesi del mondo.

Le caratteristiche della mutazione

Secondo i dati raccolti dalla comunità scientifica la nuova sottovariante sarebbe “la più elusiva” di tutta la pandemia. Individuata per la prima volta lo scorso agosto, Gryphon si è originata da una ricombinazione di altre due sottovarianti Omicron. Questo vuol dire che qualcuno è stato contagiato contemporaneamente da due lignaggi che poi nel processo di replicazione si sono uniti.

Come reso noto nel documento “Tracking SARS-CoV-2 variants” dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), XBB.1.5 presenta il profilo genetico di Omicron 2 (BA.2) con molteplici mutazioni sulla proteina Spike, il gancio biologico che il virus sfrutta per legarsi al recettore Ace2 delle cellule umane e moltiplicarsi. Nel dettaglio, a permettere la veloce trasmissione sarebbe la sua mutazione F486P, che agevolerebbe l’elusione degli anticorpi neutralizzanti, sia quelli indotti da una precedente infezione che quelli innescati dalla vaccinazione.

Inoltre sono state riscontrate quattro variazioni della nucleoproteina N utile per proteggere il genoma virale, come una sorta di scudo. Date queste caratteristiche, secondo gli esperti il Covid sta quindi migliorando la sua capacità di replicarsi da un organismo all’altro.

Variante Gryphon: i sintomi

Ma quali sono i sintomi della variante Gryphon? Esattamente come quelli di Cerberus, ad essere colpite sono le alte vie aeree dell’apparato respiratorio. L’infezione può provocare:

  • Naso tappato;
  • Mal di gola;
  • Mal di testa;
  • Tosse secca;
  • Stanchezza;
  • Starnuti;
  • Vertigini.

Rispetto alla variante Omicron con cui è in competizione, XBB.1.5 sarebbe tuttavia più aggressiva. Per questo cresce l’allerta sui soggetti più fragili, come gli immunocompromessi e gli anziani.

La paura di una nuova ondata mondiale

Ad oggi l’arma di difesa più efficace contro l’infezione continua a restare il vaccino. Secondo uno studio della Emory University, della Stanford University e del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (Niaid) il booster aggiornato garantisce una migliore neutralizzazione di tutte le sottovarianti Omicron, proteggendo dalla malattia grave.

Il fatto tuttavia che la mutazione F486P della variante Gryphon sia in grado di sfuggire agli anticorpi generati potrebbe causare la nascita di ulteriori forme di Covid più elusive e trasmissibili. Il rischio, in attesa di studi più approfonditi sulla potenziale cura, è quello di andare incontro a una nuova ondata di ricoveri in tutto il mondo.