Verdini condannato a sei anni e mezzo, Il difensore: si costituirà in carcere

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Denis Verdini è stato condannato a sei anni e mezzo di reclusione dalla Cassazione. L’ex senatore era a processo per il crac del Credito cooperativo fiorentino. Estinta per prescrizione, come riporta Ansa, la parte della condanna pari a quattro mesi per la truffa sui fondi dell’editoria.

Verdini, cosa farà adesso: parla il legale

Il difensore di Denis Verdini, Franco Coppi, ha dichiarato all’Ansa: “L’onorevole Denis Verdini non attenderà alcun provvedimento, affronterà la situazione e si costituirà in carcere“.

“Gli ho comunicato l’esito della sentenza – ha proseguito l’avvocato penalista -, e non possiamo nascondere l’amarezza per la decisione che arriva dopo che il pg aveva chiesto un nuovo processo”.

Parla l’Avvocato di Stato: il parere sul caso Verdini

Sulla condanna di Verdini ha detto la sua anche l’Avvocato dello Stato Carlo Maria Pisana, che nel processo in Cassazione ha rappresentato il Dipartimento per l’editoria presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

È un successo la sentenza della Cassazione che ha condannato Denis Verdini perché siamo riusciti a mantenere le condanne civilistiche, con una provvisionale di due milioni e mezzo di euro e sequestri già in atto su immobili di pari valore, nella maggior parte dei casi riferibili a Verdini, e anche a Massimo Parisi, immobili per i quali sono già state fatte le trascrizioni in favore dello Stato”.

Pur essendosi prescritti tutti i reati di truffa sui fondi per l’editoria, una trentina di milioni di euro, si sono però salvate parte delle condanne civilistiche al risarcimento.

Denis Verdini, la vicenda giudiziaria

Ex coordinatore nazionale di Forza Italia e poi dei moderati di Ala, Denis Verdini era stato condannato a sei anni e dieci mesi di reclusione dalla Corte di Appello di Firenze il 3 luglio del 2018.

Nove anni, invece, gli erano stati inflitti in primo grado. Per alcune prescrizioni legate ai reati di truffa sui fondi pubblici dell’editoria, la pena era stata ridotta.

Ieri il Pg della Suprema Corte Pasquale Fimiani aveva chiesto l’annullamento con rinvio della sentenza di secondo grado in quanto aveva ritenuto accertati alcuni fatti di bancarotta mentre su “numerosi altri episodi” riteneva necessario un ulteriore approfondimento.

Inoltre, secondo il Pg, erano prescritti alcuni capi di imputazione relativi ai fondi sull’editoria. Il collegio della Quinta sezione penale presieduto da Paolo Antonio Bruno, infine, ha ritenuto che ci fossero gli elementi per confermare quasi interamente il verdetto d’appello