Esponetevi al sole sia pure con le dovute cautele, perché è l’unico modo per garantirvi un certo quantitativo di vitamina D necessario per mantenere in salute le ossa e tutto l’organismo per l’inverno.

“La primavera è il momento in cui la vitamina D è per tutti più bassa, perché siamo più distanti dall’ultima esposizione al sole utile, tra agosto e settembre. Da lì in avanti infatti, il ‘pieno di carburante’ di questa vitamina, fatto in estate grazie al sole, si esaurisce.

E’ quindi proprio questo il periodo in cui la carenza è più evidente. E visto che c’è una relazione tra vitamina D è sistema immune è il momento di prestare attenzione.

La vitamina D, infatti, assorbita dal sole o sintetizzata dal cibo  contribuisce alla fissazione del calcio nelle ossa per renderle più robuste, preservandole dalle fratture. “Purtroppo – spiega il professor Andrea Giustina, endocrinologo, professore universitario e direttore di endocrinologia e osteoporosi agli ospedali civili di Brescia, certe abitudini della vita come proteggersi troppo con le creme solari, stare molto in casa senza esporsi al sole riducono l’assorbimento della vitamina D.

Consta infatti che il 70% della popolazione italiana è sotto i livelli minimi di vitamina D nel sangue. Per le persone ospedalizzate la percentuale sale anche al 100%”. Stanno meglio i cittadini scandinavi, che pur non avendo molto sole, hanno livelli di vitamina D più alti dei nostri grazie all’aggiunta di vitamina D in cibi diffusi.

Vitamina D quanto minuti occorre stare sotto al sole

Potrà sembra assurdo ma in primavera e in estate occorrono solo 10 minuti di esposizione al sole per fare il carico di Vitamina D. Discorso completamente differente per quanto riguarda l’inverno. In quel caso bisognerebbe stare, in teoria, 2 ore al sole e ciò spesso risulta impossibile. Esporre la pelle alle irradiazioni non è infatti cosa semplice. Il fatto è che se da un lato si espone il proprio corpo a pericolose conseguenze, quali tumori ed eritemi, dall’altra è anche vero che un uso corretto dei raggi solari permette alla pelle di evitare il processo di invecchiamento.

L’Università Politecnica di Valencia ha effettuato una ricerca relativa a questo argomento. Il risultato è stato pubblicato sul Science of the Total Environment. Lo studio ha preso come punto di riferimento Valencia. La città spagnola, infatti, è esposta tutto l’anno ad un’irradiazione di ultravioletti. Gli studiosi hanno cercato di capire in quanto tempo la pelle accogliesse 1000 unità internazionali di Vitamina D, ossia la quantità giusta di irradiazioni con cui si possono ottenere solo gli effetti benefici del sole e non i danni.

7 malattie che indicano la carenza di vitamina D

  • Osteoporosi: Una quantità adeguata di calcio e vitamina D sono importanti per mantenere la densità ossea e la forza. La carenza di vitamina D fa sì che le ossa esauriscano il calcio, indebolendosi e aumentando il rischio di fratture.
  • Salute del cuore: La carenza di vitamina D è stata associata ad un maggiore rischio di ipertensione.
  •  Infiammazioni: Bassi livelli di vitamina D sono stati associati alle infiammazioni, ovvero ad una risposta negativa del sistema immunitario. Artrite, lupus e diabete di tipo 1 sono alcune condizioni associate alla carenza di vitamina D.
  • Colesterolo: La vitamina D regola i livelli di colesterolo nel sangue. Senza l’adeguata esposizione al sole, alcuni precursori della vitamina D si trasformano in colesterolo piuttosto che nella vitamina stessa.
  • Depressione: I recettori della vitamina D, presenti in molte aree del cervello, vengono coinvolti in numerosi processi del cervello. E’ probabile che questa vitamina sia associata alla depressione, e che gli integratori possano giocare un ruolo fondamentale nel suo trattamento.
  •  Diabete di tipo 2: Diversi studi dimostrano che la vitamina D può contribuire alla tolleranza al glucosio, attraverso i suoi effetti sulla secrezione di insulina e la sensibilità ad essa.
  • Artrite reumatoide: La carenza di vitamina D può svolgere un ruolo importante nello sviluppo dell’artrite reumatoide. Alcuni studi hanno dimostrato che le donne che hanno più vitamina D sono meno propense a sviluppare questa malattia.

La vitamina D contribuisce a trasformare il cibo in energia. Se si soffre di stanchezza cronica, uno dei motivi potrebbe essere la scarsa assimilazione di nutrienti da ciò che si mangia, dovuta tra l’altro a bassi livelli della vitamina, essenziale per il buon funzionamento dei mitocondri (le centraline energetiche delle cellule). Ma si tratta di un’ipotesi, non ancora sufficientemente dimostrata da studi scientifici.

Gli integratori di vitamina D

Un valido aiuto alla carenza di vitamina D è l’assunzione di integratori, di cui ne esistono diverse varianti. In genere viene utilizzato il Colecalciferolo – una delle vitamine che compongono il gruppo D – da assumere per via orale sotto forma di gocce o compresse.

Il colecalciferolo interviene direttamente sui livelli di vitamina D nell’organismo favorendo l’assorbimento di calcio nell’apparato digerente e regolando le funzioni nel corpo. Si raccomanda di non assumere altre vitamine o integratori senza aver prima consultato il proprio medico.