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Il virus del Nilo Occidentale (conosciuto con la denominazione inglese di West Nile Virus) è un Arbovirus che può infettare l’uomo a seguito della puntura di zanzara infetta. L’infezione umana è in oltre l’80% dei casi asintomatica; nel restante 20% dei casi i sintomi sono quelli di una sindrome pseudo-influenzale. Nell’ 0,1% di tutti i casi, l’infezione virale può provocare sintomatologia neurologica del tipo meningite, meningo-encefalite. Le evidenze scientifiche nazionali ed internazionali hanno dimostrato l’efficacia dei piani di sorveglianza sistematica della cattura di zanzare vettrici e di sorveglianza attiva degli uccelli selvatici nel fornire informazioni precoci sulla circolazione del West Nile Virus.

Indossare indumenti di colore chiaro dal crepuscolo all’alba, con pantaloni e maniche lunghe, usare repellenti cutanei e, per gli ambienti, insetticidi a base di piretro. Ma anche soggiornare e dormire solo in ambienti provvisti di zanzariere alle porte alle finestre, preferibilmente trattate con repellenti per zanzare e usare il condizionatore durante la notte.

Per la West Nile non esiste un vaccino, è quindi particolarmente importante che le persone sappiano come difendersi al meglio dalla puntura degli insetti che potrebbero esserne portatori.

I consigli evidenziano in primo luogo che è fondamentale proteggersi dalla puntura delle zanzare. Necessario, poi, consultare il medico in caso di febbre superiore a 38 e mezzo, dolori muscolari, cefalea, confusione, eruzione cutanea.

La febbre West Nile è provocata da un virus della famiglia dei Flaviviridae isolato per la prima volta in Uganda, nel distretto chiamato appunto West Nile, e diffuso in Africa, Asia occidentale, Europa, Australia e America.

Dopo il primo caso, scoperto a giugno a Padova, la West Nile si è diffusa in tutta la Pianura padana, dal Piemonte al Veneto, e adesso sembra aumentare. “Numeri che sono più elevati degli anni precedenti non epidemici, in quanto i contagi sono iniziati precocemente. Comunque sono lontani dai valori del 2018”, evidenzia l’Associazione Microbiologi Clinici Italiani.