Dall’inizio di giugno 2022 sono stati segnalati in diverse regioni italiane 230 casi e 13 decessi, rispetto ai 144 casi e 10 decessi al 9 agosto di infezione da West Nile Virus (WNV) nell’uomo. Il nostro Paese è uno dei più colpiti in Europa, in particolare l’Emilia Romagna, il Veneto, il Piemonte e la Lombardia.  Nella maggior parte dei casi l’infezione, che viene trasmessa all’uomo dalla puntura di zanzare infette, non dà sintomi ma in persone anziane o immunocompromesse può dare origine a malattia grave.

Cos’è l’infezione da West Nile Virus

Come descritto dall’ISS la febbre West Nile è una malattia provocata dal virus West Nile (West Nile Virus, Wnv), un virus della famiglia dei Flaviviridae isolato per la prima volta nel 1937 in Uganda. Il virus è diffuso in Africa, Asia occidentale, Europa, Australia e America.

I serbatoi del virus sono gli uccelli selvatici e le zanzare (più frequentemente del genere Culex), le cui punture sono il principale mezzo di trasmissione all’uomo.  La trasmissione della malattia, infatti, non avviene da persona a persona, ma nella quasi totalità dei casi attraverso le punture di zanzare infette.

I sintomi

“La maggior parte delle persone infettate non ha sintomi. Possono comparire in alcuni casi e per qualche giorno:

  • mal di testa;
  • febbricola;
  • nausea;
  • vomito;
  • linfonodi ingrossati.

Tutti sintomi si risolvono spontaneamente”, spiega la professoressa Antonella Castagna, primario di Malattie Infettive dell’IRCCS Ospedale San Raffaele . 

I sintomi più gravi si presentano in media in meno dell’1% delle persone infette e comprendono:

  • febbre alta;
  • forti mal di testa;
  • debolezza muscolare;
  • disorientamento;
  • tremori;
  • disturbi alla vista;
  • torpore, convulsioni;
  • paralisi;
  • coma.

 Alcuni effetti neurologici possono essere permanenti. Nei casi più gravi (circa 1 su mille) il virus può causare un’encefalite letale.

La diagnosi

E’ importante considerare la possibilità di una diagnosi di West Nile in tutte le persone che, in particolare in estate e nelle aree endemiche, sviluppano febbre elevata e disturbi neurologici acuti, simili a quelli di una meningite o encefalite. Il sospetto diagnostico può essere confermato mediante la ricerca di anticorpi di Classe IgM nel siero o nel liquor cerebrospinale e la ricerca mediante PCR dell’RNA virale.

 “Non esistono né vaccini né antivirali specifici per il trattamento del West Nile virus pertanto la prevenzione volta a ridurre il rischio di punture è l’arma più efficace che abbiamo” spiega la professoressa Castagna che al San Raffaele coordina anche un ambulatorio di Medicina Tropicale dei Viaggi e delle Migrazioni.

Raccomandazioni per ridurre il rischio di punture

Ecco alcune raccomandazioni per ridurre il rischio di punture:

  • Utilizza indumenti con maniche lunghe, pantaloni lunghi, meglio se di colore chiaro e calzature alte;
  • controlla periodicamente la cute, specie nelle aree più esposte;
  • utilizza repellenti anti-zanzare (DEET, icaridina, citrodiol) alle concentrazioni raccomandate e con applicazioni ripetute, vista la durata limitata della loro efficacia protettiva (preferire le formulazioni in lozione e crema);
  • bonifica gli ambienti infestati da zanzare con insetticidi (piretroidi) in diverse formulazioni;
  • ricorri per gli ambienti esterni a spirali fumigene (zampironi), utilizzabili anche in ambienti interni, se ‘accese’ prima di soggiornarvi.