Torna in italia il West Nile, il virus del Nilo occidentale, che ha fatto registrare i primi casi del 2022 in Italia. Un uomo risultato positivo al West Nile VIrus è morto a Piove di Sacco, in Veneto: cosa sappiamo sulla febbre da virus del Nilo occidentale.

I casi segnalati di West Nile

Il primo caso dell’estate 2022 di West Nile è stato individuato in provincia di Padova, come ha riferito l’Istituto Superiore di Sanità. Il contagio si è manifestato nella forma neuro-invasiva (detta WNND), che si manifesta con febbre alta, mal di testa, debolezza e tremori e che può anche sfociare in disturbi gravi come meningite ed encefalite. Il virus è endemico, cioè presente in maniera stabile, in Veneto così come in altre zone della Pianura Padana

Cos’è il virus del Nilo occidentale e come si combatte

Come già accennato, il West Nile è un virus endemico nelle regioni del bacino padano. Il primo caso accertato nella storia dell’uomo risale al 1937, quando questo arbovirus della famiglia Flaviviridae è stato riscontrato in una donna ugandese appena rientrata dall’Egitto. Da qui, appunto, il nesso con il grande fiume nordafricano.

L’Istituto Superiore di Sanità spiega come i suoi “serbatoi preferiti” per la moltiplicazione siano alcune specie di uccelli e le zanzare comuni (più frequentemente del tipo Culex). Il metodo di trasmissione ad altre specie, tra cui cavalli e uomo, avviene dunque tramite le punture di questi insetti. Il soggetto infettato non è però in grado a sua volta di passare il virus ad altre persone tramite contatto diretto e neanche ad altre zanzare.

Per contrastare il virus del Nilo occidentale, i Comuni “allertati” attivano o potenziano le misure di disinfestazione e i controlli sul territorio. La lotta all’agente patogeno avviene anche sul piano della sensibilizzazione dei proprietari di cavalli, affinché vaccinino gli animali.

Quali sono i sintomi

Nel 2018 la West Nile ha portato anche ad alcuni decessi nel nostro Paese. Dal momento della puntura della zanzara infetta, il periodo di incubazione varia fra i 2 e i 14 giorni, ma può richiederne anche 21 in soggetti con un sistema immunitario più debole.

L’Istituto Superiore di Sanità scrive che la maggior parte delle persone contagiate non mostra alcun sintomo. Fra i casi sintomatici, circa il 20% presenta invece disturbi lievi: febbre, mal di testa, nausea, vomito, linfonodi ingrossati, sfoghi cutanei. Questi possono durare pochi giorni e, in casi rari, anche qualche settimana, con possibili variazioni a seconda dell’età della persona. Nei bambini è più frequente una febbre leggera, mentre negli adolescenti la sintomatologia è caratterizzata da febbre mediamente alta, arrossamento degli occhi, mal di testa e dolori muscolari. Negli anziani e nelle persone debilitate, invece, la sintomatologia può essere più grave.

I sintomi più gravi riguardano meno dell’1% delle persone infette (in media 1 persona su 150). Tra essi spiccano febbre alta, forti mal di testa, debolezza muscolare, disorientamento, tremori, disturbi alla vista, torpore e convulsioni che possono portare anche alla paralisi e al coma. Alcuni effetti neurologici possono essere permanenti. Nei casi più gravi, circa uno su mille, il virus può causare un’encefalite letale.