
Almeno 20 elefanti sono morti in poche settimane nell’area di Amboseli, nel sud del Kenya, causando preoccupazione tra esperti, autorità e comunità locali. La causa esatta della moria rimane sconosciuta, sebbene siano emersi indizi che potrebbero indicare un avvelenamento legato a sostanze utilizzate in agricoltura. Gli animali mostravano sintomi simili, come difficoltà nel camminare e nel respirare, agitazione e progressiva perdita della capacità di mantenersi in piedi. La situazione ha mobilitato veterinari, ambientalisti e autorità locali, che cercano di comprendere l’origine del fenomeno e valutare i rischi per altre specie e le comunità che vivono nei territori circostanti.
Indizi di avvelenamento e contestazioni
Le analisi effettuate dalle autorità hanno rilevato elevate concentrazioni di cianuro nei corpi di alcuni elefanti, suggerendo l’ipotesi di un avvelenamento legato a sostanze utilizzate in agricoltura. Tuttavia, questa spiegazione non convince tutti gli esperti e i rappresentanti delle comunità locali. Patrick Papatiti ha osservato che gli esemplari diventano progressivamente più deboli, fino a non riuscire più a sostenere il proprio peso. Anche Joel Nyika, responsabile dell’ecosistema di Amboseli, ha espresso perplessità sulla pista chimica, sottolineando che gli elementi raccolti finora non sarebbero sufficienti per attribuire con certezza le morti ai pesticidi.
La somiglianza dei sintomi osservati ha spinto esperti e comunità locali a chiedere indagini più approfondite. Secondo alcuni, la ripetitività del quadro clinico potrebbe indicare una patologia ancora non identificata. Anche se il Kenya Wildlife Service ha escluso la presenza di una malattia infettiva o trasmissibile, la situazione resta inquietante. A rendere ancora più preoccupante la situazione sono stati i ritrovamenti nella vicina riserva di Kimana, dove in una sola giornata sono stati individuati sei elefanti morti, con sintomi compatibili con quelli osservati negli altri casi.
Un simbolo di preoccupazione: Genghis Khan
Genghis Khan, un giovane elefante di 11 anni, è diventato uno dei simboli della misteriosa moria. L’animale, trovato in condizioni estremamente difficili, cercava ripetutamente di rimettersi in piedi senza riuscirci. Presentava occhi arrossati, difficoltà respiratorie e problemi nei movimenti. I veterinari hanno tentato di aiutarlo con la somministrazione di glucosio, ma non è stato possibile stabilire con precisione la causa del suo malessere. Genghis Khan è morto meno di una settimana dopo, contribuendo a portare il numero degli elefanti morti a almeno 20. Tra le vittime figurano soprattutto femmine ed esemplari giovani, un aspetto che preoccupa gli esperti.
La perdita di tanti esemplari in un breve periodo desta particolare preoccupazione, soprattutto considerando che gli animali si spostano attraverso territori che arrivano fino alla vicina Tanzania. La priorità è quindi arrivare a una spiegazione scientificamente solida, in modo da proteggere gli elefanti e verificare l’eventuale presenza di rischi per altre specie, il bestiame e le comunità locali. La regione di Amboseli è uno dei luoghi più iconici dell’Africa orientale, e la sua fauna selvatica rappresenta una risorsa importante per il turismo naturalistico.
