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120 chef internazionali scelgono di togliere il salmone dagli menu per combattere gli allevamenti intensivi

120 chef internazionali, tra cui Massimo Bottura e Angela Hartnett, scelgono di togliere il salmone dagli menu per combattere gli allevamenti intensivi.

Di Redazione Impronta UnikaAggiornato 3 ottobre 2026
120 chef internazionali scelgono di togliere il salmone dagli menu per combattere gli allevamenti intensivi

120 chef internazionali, tra cui nomi di spicco come Massimo Bottura e Angela Hartnett, hanno deciso di togliere il salmone dagli menu per protestare contro gli allevamenti intensivi in mare aperto. L’iniziativa, promossa da una coalizione internazionale chiamata Off The Table, mira a sensibilizzare consumatori e professionisti della ristorazione sull’impatto ambientale e sul benessere degli animali legati a questa forma di produzione. La decisione dei chef segue un crescente interesse per la sostenibilità e la tutela degli ecosistemi marini.

Allevamenti intensivi e rischi per gli ecosistemi

Secondo la campagna, gli allevamenti intensivi in mare aperto, che mantengono i salmoni in gabbie con densità elevate, possono favorire stress, malattie e diffusione di parassiti. Tra i rischi segnalati, ci sono i pidocchi di mare, parassiti che possono infettare sia i pesci allevati che quelli selvatici. Inoltre, la dispersione di materiale organico e residui negli ambienti circostanti rappresenta un ulteriore problema per gli ecosistemi marini.

La riduzione del 70% delle popolazioni selvatiche di salmone atlantico nei fiumi scozzesi è un dato preoccupante.

Secondo i dati forniti da Off The Table, dal 2000 il numero di salmoni presenti nei fiumi scozzesi è diminuito di circa il 70%. La coalizione ritiene che l’acquacoltura intensiva sia uno dei fattori che contribuisce a questa riduzione, insieme ad altre minacce ambientali. Gli allevamenti, inoltre, possono causare fughe di pesci, che entrano in contatto con le popolazioni selvatiche e possono alterare gli equilibri naturali.

La filiera e l’uso di risorse alimentari

La campagna ha anche evidenziato la quantità di rifiuti organici generati dagli allevamenti e la necessità di utilizzare risorse alimentari per nutrire milioni di salmoni. Una parte dei mangimi può derivare da pesci selvatici trasformati in farina e olio di pesce, un aspetto che ha suscitato preoccupazioni tra gli ambientalisti. Per loro, è necessario valutare l’impatto dell’intera filiera, e non solo quello delle strutture di allevamento.

La produzione scozzese di salmone supera le 205 mila tonnellate nel 2021.

La Scozia rappresenta uno dei principali centri europei dell’allevamento del salmone atlantico. Secondo i dati citati, nel 2021 la produzione scozzese ha superato le 205 mila tonnellate. La campagna sottolinea le prospettive di crescita del settore e richiama l’attenzione sulle conseguenze che un ulteriore aumento della produzione potrebbe determinare sugli ecosistemi marini.

Un impegno per la sostenibilità

La mobilitazione degli oltre 120 chef porta il tema del benessere dei pesci al centro della ristorazione internazionale. Gli chef aderenti alla campagna si impegnano a non servire salmone proveniente dagli allevamenti intensivi in mare aperto finché il settore non sarà in grado di operare evitando i danni contestati agli animali selvatici e agli ecosistemi. Il messaggio è rivolto anche agli altri professionisti della ristorazione, che possono contribuire a modificare le richieste dei consumatori e, di conseguenza, quelle rivolte ai produttori.

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