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La Fenice, rifugio per cani a rischio di sgombero: appello per salvare 30 animali

Rifugio La Fenice a rischio di chiusura: appello per salvare 30 cani a Napoli

Di Redazione Impronta UnikaAggiornato 26 agosto 2026
La Fenice, rifugio per cani a rischio di sgombero: appello per salvare 30 animali
Rifugio per cani a rischio di chiusura a Napoli, volontari e animalisti si mobilitano per salvare 30 animali
Rifugio per cani a rischio di chiusura a Napoli, volontari e animalisti si mobilitano per salvare 30 animali

La Fenice, un rifugio per cani a Ponticelli a Napoli, rischia di essere sgomberato dopo 25 anni di attività. L’appello per salvare i 30 cani ospitati è stato lanciato da Carmela Vitale, fondatrice dell’ADLA Onlus, che ha denunciato la situazione. Il provvedimento amministrativo, notificato l’11 agosto 2026, mette a rischio il futuro del rifugio, che ha accolto cani in difficoltà da oltre due decenni. La decisione ha suscitato preoccupazione tra i volontari e i residenti del quartiere, soprattutto per la sorte dei cani attualmente ospitati.

Un rifugio a rischio di chiusura

La Fenice, situata in via Virginia Woolf, è una struttura che ha svolto un ruolo cruciale nella gestione del randagismo e nell’assistenza agli animali abbandonati. I cani ospitati sono spesso anziani, malati o con storie dolorose, alcuni dei quali sono stati salvati da maltrattamenti, combattimenti clandestini o situazioni di sfruttamento legate alla riproduzione illegale. Secondo l’associazione ADLA Onlus, nel provvedimento non è stata indicata una sistemazione alternativa per gli animali, un aspetto che ha suscitato critiche. La volontaria ha contestato il linguaggio burocratico utilizzato nell’atto, che considera gli animali come beni da rimuovere, senza tener conto delle loro specifiche esigenze.

La situazione del rifugio La Fenice non è un caso isolato. Una procedura analoga, legata a presunte irregolarità urbanistiche, riguarda anche la struttura gestita ad Agnano da Adelaide Buonocore, conosciuta come Dea, dove trovano accoglienza circa 70 cani. Le associazioni animaliste, tra cui ADLA Onlus e Anime Libere ETS, hanno chiesto al Comune di Napoli di sospendere l’esecuzione del provvedimento e di aprire un tavolo tecnico per trovare una soluzione condivisa. L’obiettivo è affrontare e sanare eventuali irregolarità senza mettere in pericolo la salute e il benessere degli animali.

Un dibattito che va oltre il locale

Il caso ha superato i confini dell’attivismo locale e ha coinvolto il dibattito politico regionale. Severino Nappi, componente del Consiglio federale della Lega e vice coordinatore del partito in Campania, ha criticato l’eccessiva rigidità dell’amministrazione comunale nei confronti delle strutture dedicate all’accoglienza degli animali. Le associazioni e gli animalisti si stanno muovendo con iniziative di sensibilizzazione e sit-in pacifici, chiedendo alle istituzioni di intervenire prima della scadenza prevista. La volontaria Carmela Vitale, conosciuta nel quartiere come “Melina dei cani”, ha dedicato oltre due decenni al recupero e alla cura degli animali in difficoltà. Grazie all’impegno quotidiano dei volontari, numerosi cani sono stati recuperati dalla strada, curati e accompagnati verso l’adozione. La richiesta rivolta alle istituzioni è che il lavoro svolto non venga cancellato da un atto amministrativo e che qualsiasi decisione tenga conto, in primo luogo, della tutela degli animali più fragili.

La chiusura improvvisa di questi centri rischierebbe di aggravare una situazione già complessa, trasferendo un problema che necessita di programmazione, collaborazione e soluzioni durature. Gli attivisti sostengono che la mancanza di una sistemazione alternativa per gli animali potrebbe metterli in pericolo, soprattutto per la loro salute e il loro benessere. La mobilitazione continua, con l’obiettivo di trovare una soluzione che rispetti le esigenze degli animali e delle comunità locali.

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