
Un episodio drammatico ha scosso la comunità scientifica e ambientalista nello Stretto di Gibilterra, dove un’orca di 60 anni è stata ferita a colpi di fucile. L’animale, noto come “La Nonna”, è stato avvistato con la pinna dorsale danneggiata da diversi fori causati da un’arma da fuoco. L’evento ha suscitato preoccupazione per la protezione della specie, considerata vulnerabile e in forte rischio di estinzione. L’episodio si colloca in un contesto di tensione tra la fauna locale e l’attività umana, che negli ultimi anni ha registrato un aumento di contatti tra orche e imbarcazioni da diporto.
Un atto di violenza contro la fauna marina
La ferita all’orca è stata documentata da attivisti e ricercatori dell’organizzazione ecologista WeWhale, che monitorano costantemente gli spostamenti dei cetacei nell’area atlantica. Secondo le analisi fotografiche, almeno due o tre proiettili hanno attraversato la pinna, mentre altri potrebbero essere rimasti conficcati nei tessuti. L’evento ha suscitato reazioni forti da parte della comunità scientifica, che ha condannato ogni forma di ritorsione violenta contro gli animali. La pinna dorsale, essenziale per la termoregolazione e la sopravvivenza, è ora a rischio di infiammazioni e infezioni, che potrebbero mettere in pericolo la vita dell’animale.
La ferita ha reso l’orca vulnerabile a complicazioni infettive. L’aggressione si inserisce in un contesto di forte tensione tra la fauna locale e l’attività umana, andatosi a inasprire a partire dal 2020. Negli ultimi anni si sono registrati circa 250 contatti diretti tra questi animali e le imbarcazioni da diporto, con episodi di danneggiamento dei timoni e rolli agli scafi. Nel 2022 due barche a vela sono state affondate a causa di questi scontri, mentre nel 2023 un’altra unità ha dovuto richiedere il traino in porto dopo la distruzione del timone.
Un contesto di rischi e tensioni
L’orca con la pinna ferita è la matriarca di un gruppo di cetacei che ha attaccato diverse imbarcazioni nello Stretto. La narrativa locale e le ricostruzioni degli ambientalisti collegano l’origine di questi comportamenti anomali a Gladis Bianca, nipote di Toñi, che avrebbe iniziato a speronare le navi dopo un’aggressione subita durante la gravidanza. L’episodio del ferimento di Toñi ha spinto le autorità governative a reagire con fermezza. Il Ministero dell’Ambiente spagnolo ha formalmente aperto un’indagine per identificare i responsabili dello sparo, prendendo in considerazione anche l’ipotesi che l’evento possa essersi verificato nelle acque territoriali del Portogallo prima dell’avvistamento nello Stretto.
La violenza contro l’orca è considerata un crimine grave. La viceministra spagnola Sara Aagesen ha sottolineato la gravità del fatto, dichiarando che l’orca iberica «è una specie vulnerabile e danneggiarla rappresenta un crimine grave». Gli esponenti di WeWhale hanno ribadito la necessità di tutelare una popolazione già a forte rischio di estinzione, concludendo che «qualunque cosa si possa pensare delle interazioni fra orche e imbarcazioni, sparare a questi animali non può mai essere una risposta accettabile».
Le orche, note con il nome scientifico di Orcinus orca, sono mammiferi marini appartenenti alla famiglia dei delfinidi. Sono animali sociali, che trascorrono tutta la vita insieme ai loro simili. Vivono in tutti i mari e oceani del mondo, preferendo le acque fredde artiche e antartiche. Sono considerate superpredatori, poiché si trovano all’apice della piramide alimentare. Tuttavia, alcune popolazioni locali sono state classificate come minacciate a causa della distruzione del loro habitat, dell’inquinamento, della pesca e della cattura per il loro utilizzo nei parchi marini. La ferita all’orca di 60 anni rappresenta un ulteriore segno di una situazione di crisi per la conservazione della specie. L’evento ha messo in luce la necessità di trovare soluzioni per mitigare i conflitti tra attività umana e fauna selvatica, senza ricorrere a forme di violenza. La comunità scientifica e ambientalista continua a monitorare la situazione, sperando in un miglioramento per la sopravvivenza di questa popolazione ormai ridotta a un’esigua comunità.
