
Un progetto sperimentale per aiutare i detenuti a gestire le emozioni
A Aversa, in provincia di Caserta, un progetto di zoo-arteterapia sta aiutando i detenuti a imparare a gestire la rabbia e l’aggressività. L’iniziativa, sostenuta dall’Asl di Caserta e dalle cooperative sociali Albanova e Amame, coinvolge circa 60 detenuti, tra cui giovani tra i 18 e i 21 anni, persone destinatarie di misure di sicurezza e uomini con comportamenti maltrattanti. L’obiettivo è favorire una maggiore capacità di ascolto interiore e intervenire sui comportamenti autodistruttivi, oppositivi o provocatori. Gli incontri si tengono due volte alla settimana e durano due ore, con l’obiettivo di creare un ambiente in cui i detenuti possano esprimere emozioni in modo costruttivo.
La relazione con i cani diventa un ponte verso l’autoregolazione
I cani, scelti in base al tipo di lavoro che gli operatori vogliono proporre, diventano alleati per imparare autocontrollo e responsabilità. Durante l’incontro, i detenuti sono invitati a chiedersi di cosa possia avere bisogno il cane in quel momento: ha sete? Vuole giocare? Desidera tranquillità? La risposta dell’animale può avere un impatto immediato. Quando i detenuti arrivano all’incontro sfogando con rabbia il proprio malcontento, il cane posto al centro del gruppo tende ad allontanarsi. Quando invece il tono delle voci si abbassa e iniziano le carezze, l’animale si avvicina nuovamente. Questo scambio di emozioni è il primo passo per comprendere e gestire le proprie reazioni.
Un percorso che unisce l’arte e la psicologia
Dopo l’incontro con il cane arriva l’arteterapia. I detenuti sono invitati a dare una forma alle emozioni sperimentate. Possono farlo attraverso un disegno libero e l’uso dei colori oppure servendosi del proprio corpo, assumendo nello spazio posizioni capaci di rappresentare stati d’animo come paura, dolore, agitazione o tranquillità. L’obiettivo è favorire una maggiore capacità di ascolto interiore e, progressivamente, intervenire sui comportamenti autodistruttivi, oppositivi o provocatori. Il cane diventa quindi un mediatore capace di facilitare un percorso che riguarda non soltanto il rapporto con l’animale, ma anche quello con sé stessi e con gli altri. Un’esperienza in corso e un futuro promettente
I primi risultati osservati finora sono incoraggianti. Secondo la responsabile del progetto, la psicologa Maria Teresa Corvino, i detenuti iscritti non saltano gli incontri e avrebbero iniziato anche a mostrare una maggiore capacità di intervenire per disinnescare le risse che scoppiano nei corridori. Ora l’esperienza di Aversa potrebbe trasformarsi in qualcosa di più ampio. I dipartimenti di Psicologia dell’Università Vanvitelli e di Veterinaria dell’Università Federico II di Napoli stanno infatti studiando il progetto per raccogliere dati scientifici sui suoi risultati. L’obiettivo futuro è arrivare alla costruzione di un modello standard di zoo-arteterapia da utilizzare nelle carceri, coinvolgendo anche gli atenei di Milano, Bari e Messina. Un percorso ancora sperimentale, dunque, ma che ad Aversa sta già mostrando come la relazione con un cane possa diventare uno strumento per imparare qualcosa di estremamente umano: riconoscere le proprie emozioni prima che siano rabbia e aggressività a prendere il sopravvento.
