
Francesco Guccini, uno dei più grandi cantautori della musica italiana, si è spento a 86 anni nella sua casa di Pavana, circondato dall’affetto della moglie Raffaella, della figlia Teresa e dei suoi familiari. L’Italia saluta oggi uno dei suoi più grandi interpreti, ma anche un uomo profondamente legato al mondo degli animali, in particolare ai gatti. Per lui, i felini non erano semplici compagni di casa, ma figure di profonda empatia e rispetto, che accompagnavano la sua vita e la sua arte. «Ho avuto sempre e soltanto gatti», diceva con la sua ironia e sincerità, rivelando un amore che si estendeva ben al di là del quotidiano.
Un legame duraturo con i gatti
Da bambino, Francesco Guccini aveva già trovato nel mondo dei gatti una presenza silenziosa ma indispensabile. Nei mulini dei nonni, i felini erano i guardiani contro i topi, ma per lui erano anche compagni di viaggio. Con il tempo, il rapporto si è trasformato in un’altra forma di vita, in cui ogni gatto aveva una storia, un carattere e un posto speciale. «Sono fantastici e bellissimi, irresistibili», raccontava in un video-appello del 2022 per sostenere il ricovero per gatti di Marzabotto, un’istituzione che lui preferiva chiamare “ricovero” e non “gattile”. Per lui, i gatti erano creature libere, simboli di dignità e di una sensibilità che si sposava con la sua stessa natura.
Il suo amore per i gatti non si limitava alle parole. Negli ultimi anni viveva con tre gatti adottati. C’era una gatta anziana che amava dormire sul bracciolo della sua poltrona, un giovane gatto rosso diffidente con gli sconosciuti e una trovatella salvata dalla strada che aveva trovato in Guccini e nella moglie una nuova famiglia. Un’immagine che racconta bene il suo modo concreto di amare gli animali.
Un impegno concreto per gli animali
Non solo un’affezione personale, ma un impegno concreto. Quando il ricovero per gatti di Marzabotto attraversò un momento di grave difficoltà economica, Guccini mise la sua notorietà al servizio della struttura, invitando gli italiani ad aiutare chi ogni giorno si prende cura dei gatti senza famiglia. «Invito tutti coloro che amano i gatti ad aiutarli. Ma invito anche coloro che ancora non li amano a imparare a farlo», disse in quell’occasione. Un appello che contribuì a mobilitare migliaia di persone e che resta una delle testimonianze più concrete del suo impegno per gli animali.
Francesco Guccini, con la sua sensibilità e la sua capacità di raccontare, ha lasciato un’immagine di uomo che non si limitava alle sue canzoni, ma si estendeva al mondo intero. I gatti, per lui, erano una forma di dialogo, un modo per comprendere l’essere umano e la sua fragilità. «Riuscivo ancora a perdersi nei mondi dentro agli occhi dei suoi gatti», diceva lui stesso, e questa frase rimane una poesia che vive oltre le sue parole. Un ricordo che resterà anche tra gli amanti degli animali, Francesco Guccini sarà ricordato per i capolavori che hanno segnato la storia della musica italiana, ma anche per quella sensibilità capace di dare dignità agli ultimi, agli emarginati e agli esseri viventi più fragili. Il suo rapporto con i gatti non era un semplice tratto caratteriale, ma un modo di guardare il mondo, fatto di rispetto, osservazione e discrezione. Forse è proprio per questo che tanti amanti dei felini si sono sempre riconosciuti nelle sue parole.
La sua passione per i gatti ha attraversato tutta la sua vita, dal mulino dei nonni al ricovero di Marzabotto, passando per le sue canzoni e i suoi libri. «I gatti non erano soltanto una presenza nella quotidianità del cantautore: sono entrati anche nella sua produzione artistica». In Via Paolo Fabbri 43 scriveva di perdersi «nei mondi dentro agli occhi dei miei gatti», mentre nel libro Non so che viso avesse dedicava un pensiero agli undici gatti che avevano condiviso la sua vita, ciascuno con il proprio carattere e la propria storia.
