Un squalo mako di circa 2,5 metri è rimasto accidentalmente all’amo al largo di Livorno, ma dopo quasi un’ora è riuscito a liberarsi e a tornare in mare aperto. L’episodio, avvenuto il 28 settembre 2026, ha suscitato interesse tra pescatori e ricercatori, poiché rappresenta un caso raro e significativo di interazione tra un grande predatore marino e l’attività umana. L’animale, una femmina stimata tra 110 e 120 chili, ha abboccato a un tonno vivo utilizzato come esca, un comportamento comune per questa specie. Il pescatore, Marco Volpi, pluricampione mondiale di pesca sportiva, ha cercato di portare lo squalo vicino all’imbarcazione per liberarlo, ma l’animale ha resistito per quasi un’ora, fino a quando un potente colpo di coda ha provocato la rottura del finale della lenza.
Un evento raro ma non isolato
Nonostante le sue dimensioni e la reputazione di grande predatore, gli incontri tra mako ed esseri umani restano poco frequenti. Lo squalo mako, nome scientifico Isurus oxyrinchus, è un predatore pelagico che trascorre buona parte della sua vita in mare aperto, lontano dalle coste. Tuttavia, può avvicinarsi alle imbarcazioni quando viene attirato dalla presenza di pesci, esche o altre potenziali fonti di cibo. L’episodio avvenuto davanti a Livorno si aggiunge ad altri incontri documentati negli ultimi anni lungo le coste italiane, come il caso di un giovane mako catturato al largo di Marina di Pisa o di un altro esemplare in Liguria.
La pressione della pesca e il rischio del bycatch
La specie è sottoposta a una forte pressione legata soprattutto alle attività di pesca, comprese le catture accidentali. Il fenomeno, noto come bycatch, rappresenta un problema delicato per gli animali marini. L’uso di ami e lenze può causare stress e danni fisici agli animali, specialmente se le catture sono prolungate. Per questo motivo, ridurre il più possibile i tempi di combattimento e la quantità di materiale che rimane attaccato all’animale può contribuire a limitarne i danni. Il pescatore ha preparato un coltello per tagliare la lenza il più vicino possibile alla bocca dello squalo, ma l’animale si è liberato prima che fosse possibile intervenire.
Secondo quanto riferito da Volpi, l’amo utilizzato era biodegradabile e dovrebbe deteriorarsi progressivamente con il tempo. Tuttavia, la presenza di ami e lenze rappresenta comunque un rischio per gli animali marini. L’episodio avvenuto davanti a Livorno ricorda quanto sia importante limitare le conseguenze del bycatch e proteggere gli ecosistemi marini del Mediterraneo.
- Lo squalo mako è un predatore pelagico con un corpo estremamente affusolato.
- La sua dieta è composta prevalentemente da pesci e cefalopodi.
- La specie è sottoposta a una forte pressione legata alle attività di pesca.
Nonostante la maggiore frequenza con cui vengono diffuse immagini e video di squali nelle acque italiane, il numero di segnalazioni pubblicate online non coincide necessariamente con un incremento della popolazione. Smartphone, videocamere e social network permettono oggi di documentare praticamente in tempo reale incontri che in passato sarebbero probabilmente rimasti conosciuti soltanto dai pescatori e da poche altre persone. Per questo motivo un aumento delle segnalazioni non può essere considerato, da solo, una prova di una crescita del numero di mako presenti nel Mediterraneo.
