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Nuovo studio francese mette in dubbio l’efficacia della caccia per ridurre i danni della fauna selvatica

Nuovo studio francese mette in dubbio l’efficacia della caccia per ridurre i danni della fauna selvatica

Di Redazione Impronta UnikaAggiornato 7 agosto 2026
Nuovo studio francese mette in dubbio l’efficacia della caccia per ridurre i danni della fauna selvatica
Scienziati francesi analizzano dati su caccia e danni alla fauna, evidenziando inefficacia del controllo letale
Scienziati francesi analizzano dati su caccia e danni alla fauna, evidenziando inefficacia del controllo letale

Un nuovo studio condotto in Francia ha messo in dubbio l’efficacia della caccia come strumento per ridurre i danni causati dalla fauna selvatica. L’analisi, basata su dati ufficiali raccolti tra il 2015 e il 2022, ha esaminato migliaia di abbattimenti e ha rilevato che il controllo letale non ha prodotto una riduzione significativa dei danni economici. L’indagine ha coinvolto 12 milioni di animali abbattuti in 96 dipartimenti del Paese, confrontando i dati con quelli dei danni segnalati dagli agricoltori e allevatori.

Controllo letale non riduce i danni

Secondo i ricercatori, non è emersa alcuna evidenza statistica che dimostri come l’aumento degli abbattimenti porti a una diminuzione dei danni economici. Anzi, in diversi dipartimenti francesi si è osservato che, nonostante un elevato numero di animali eliminati, i danni continuavano a rimanere elevati anche negli anni successivi. I dati relativi alle popolazioni riproduttive di corvidi e storni mostrano infatti che il controllo letale non determina una diminuzione significativa del numero di individui presenti durante la stagione riproduttiva. La ghiandaia e lo storno mostrano un’associazione positiva tra abbattimenti e abbondanza. Per alcune specie, come la ghiandaia e lo storno, è stata addirittura osservata un’associazione positiva tra l’intensità degli abbattimenti e l’abbondanza degli animali. Questo fenomeno potrebbe dipendere da diversi fattori biologici, tra cui il rapido recupero delle popolazioni, l’arrivo di nuovi individui dalle aree circostanti o una maggiore sopravvivenza degli esemplari rimasti.

Costi elevati e benefici limitati

Lo studio ha anche analizzato l’aspetto economico, rilevando che il costo complessivo delle operazioni di controllo letale in Francia è compreso tra 103 e 123 milioni di euro ogni anno. I danni economici denunciati da agricoltori e allevatori, invece, ammonterebbero a una cifra compresa tra 8 e 23 milioni di euro annui. Ciò significa che il sistema di controllo può arrivare a costare fino a otto volte di più rispetto alle perdite economiche che dovrebbe contribuire a prevenire.

Il controllo letale non presenta una reale giustificazione economica. Anche utilizzando stime particolarmente prudenti, escludendo alcune voci di spesa come il lavoro volontario e riducendo i costi di trasporto, il controllo letale continua comunque a risultare più costoso dei danni dichiarati. Gli autori dello studio sottolineano che, allo stato attuale delle conoscenze, il controllo di volpi, mustelidi, corvidi e storni non presenta una reale giustificazione economica. Lo studio invita inoltre a considerare un aspetto spesso trascurato: molte delle specie considerate “nocive” svolgono in realtà importanti funzioni ecologiche. Le volpi e gli altri piccoli carnivori contribuiscono naturalmente al contenimento delle popolazioni di roditori, mentre diversi corvidi favoriscono la dispersione dei semi e la rigenerazione delle foreste. La ghiandaia, ad esempio, è considerata una delle principali responsabili della diffusione delle ghiande, contribuendo alla nascita di nuovi alberi e al mantenimento degli ecosistemi forestali.

Nonostante l’efficacia del controllo letale sia messa in dubbio, gli autori dello studio non si limitano a criticare l’attuale sistema, ma indicano anche possibili alternative. Tra le soluzioni suggerite figurano sistemi di dissuasione non letali, sementi trattate con sostanze repellenti e strategie di gestione adattativa dei conflitti tra fauna selvatica e attività umane. Inoltre, lo studio sottolinea l’importanza di considerare le funzioni ecologiche svolte da molte specie considerate “nocive”.

La ricerca apre un dibattito sul futuro della gestione della fauna selvatica. Gli autori concludono che, allo stato attuale delle conoscenze, il controllo di volpi, mustelidi, corvidi e storni non presenta una reale giustificazione economica. La conclusione dello studio è netta: «Poiché il controllo letale è inefficace, economicamente ingiustificabile ed eticamente discutibile, raccomandiamo che la riduzione dei costi economici dei danni si concentri urgentemente sulla prevenzione dei danni stessi, che non richiede il controllo letale».

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