La Provincia di Bolzano ha autorizzato l’abbattimento di un lupo in Alto Adige dopo ripetute predazioni negli allevamenti, ma le associazioni animaliste e ambientaliste hanno espresso forti critiche, sottolineando che non è così che si risolve il problema delle predazioni. L’evento, avvenuto il 15 settembre 2026, rappresenta il terzo intervento autorizzato nel corso dell’anno, dopo quelli del luglio e dell’agosto precedenti. Le predazioni sono state registrate in alcune malghe del comune di Ultimo, dove sono state segnalate 22 pecore e 4 capre morte o disperse tra il 15 giugno e l’8 settembre.
Prevenzione e valutazione specifica
Le associazioni sostengono che ogni intervento su una specie protetta dovrebbe essere accompagnato da una valutazione specifica del singolo caso, evitando di ricorrere a pareri tecnici di carattere generale. Secondo l’associazione “Io non ho paura del lupo”, l’area interessata dall’abbattimento è molto più vasta delle malghe specifiche dove sono avvenute le predazioni, e non c’è certezza che l’animale abbattuto sia effettivamente responsabile delle morti registrate. Significa autorizzare l’abbattimento di un lupo sostanzialmente a caso, ha dichiarato l’organizzazione. Le associazioni riconoscono le difficoltà degli allevatori, ma sottolineano che l’abbattimento non deve diventare una risposta automatica. Al centro delle contestazioni c’è soprattutto il tema della prevenzione. Secondo l’associazione, nel decreto non sono state specificate adeguatamente le misure adottate nei pascoli interessati dalle predazioni, come recinzioni elettrificate, ricovero notturno degli animali o presenza di cani da guardiania.
Strategie alternative e valutazione degli effetti
Le associazioni sostengono che recinzioni adeguate, sorveglianza, ricovero notturno, cani da guardiania e una corretta gestione del pascolo possono contribuire a rendere più difficile l’accesso del predatore agli animali allevati. Tuttavia, la loro efficacia può variare a seconda delle caratteristiche del territorio e delle singole aziende. L’associazione ha inoltre chiesto formalmente chiarimenti all’ISPRA sulle procedure utilizzate per autorizzare gli abbattimenti in Alto Adige.
Le critiche riguardano non solo il nuovo decreto, ma più in generale il modello scelto per gestire il conflitto tra presenza del lupo e attività zootecniche. L’effetto della rimozione di un esemplare non è necessariamente automatico e dipende da fattori come struttura e presenza dei branchi, disponibilità di prede selvatiche, caratteristiche del territorio e modalità con cui vengono protetti gli animali domestici. Valutare l’efficacia di un abbattimento richiede una verifica concreta di cosa accade dopo l’intervento e se le predazioni diminuiscono davvero.
Le associazioni richiamano anche quanto accaduto a Marebbe, dove dopo un primo abbattimento autorizzato dalla Provincia, le predazioni sarebbero proseguite e l’amministrazione avrebbe successivamente autorizzato un secondo prelievo. Gli oppositori degli abbattimenti sottolineano la necessità di verificare attentamente l’efficacia degli interventi, evitando di considerare l’eliminazione di un singolo animale come una soluzione sufficiente in ogni circostanza. La questione è particolarmente importante perché la convivenza tra allevamento e grandi carnivori passa anche attraverso la riduzione della vulnerabilità degli animali domestici. Eliminare un animale è un’azione immediata e irreversibile, ma dimostrare, dati alla mano, che quella scelta abbia effettivamente ridotto le predazioni è molto più complesso. Per questo prevenzione, monitoraggio e verifica dei risultati dovrebbero avere un ruolo centrale nella gestione del conflitto tra lupo e allevamento.
