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Il gruppo H&M, leader mondiale del settore moda, è stato accusato da PETA di continuare a vendere lana prodotta da allevamenti in cui gli animali vengono maltrattati. Dopo un’indagine condotta in Sudafrica, l’organizzazione ha rivelato che i lavoratori hanno picchiato, spintonato e trascinato pecore terrorizzate, lasciandole sanguinanti. L’azienda, pur avendo dimostrato in passato di poter produrre abiti senza sofferenze animali, non ha ancora abbandonato la lana. L’episodio, reso pubblico il 19 agosto 2026, ha suscitato preoccupazioni su come la moda possa conciliare il benessere degli animali con la produzione di abiti.
Abusi documentati in allevamenti certificati
Le immagini rivelate da PETA mostrano un’operazione in cui i lavoratori hanno picchiato le pecore, tagliato loro la pelle e le hanno trascinate per le gambe, causando ferite gravi. Uno dei lavoratori ha addirittura posato il ginocchio sul collo di un agnello, schiacciandone la testa contro il pavimento. Gli allevamenti in questione sono certificati da enti come NATIVA e il Responsible Wool Standard, che H&M utilizza per convincere i consumatori che la lana è “responsabile”. Tuttavia, nessun certificato può rendere cruelty-free un’industria basata sull’abuso. La certificazione non elimina la sofferenza degli animali. PETA ha sottolineato che nonostante i certificati, la sofferenza rimane reale e visibile. L’azienda ha il potere di scegliere un’alternativa che non coinvolga sofferenze animali.
PETA lancia una campagna globale
PETA ha lanciato una campagna internazionale per chiedere a H&M di smettere di vendere lana. L’organizzazione ha organizzato proteste in diversi Paesi, tra cui una manifestazione in Svezia, dove i sostenitori hanno indossato abiti “macchiati di sangue” e hanno tenuto in braccio un agnello parzialmente sventrato. I cartelli mostravano il messaggio chiaro: “Gli animali soffrono”. L’obiettivo è pressare H&M a livello globale, utilizzando azioni come proteste, interventi degli azionisti e campagne su cartelloni pubblicitari.
La campagna mira a far comprendere che la lana non è l’unica opzione. H&M ha già dimostrato di poter produrre abiti senza sofferenze animali, come nel progetto “Co-exist Story” del 2021, che ha utilizzato materiali vegan. Non c’è motivo per continuare a nascondersi dietro certificati che non proteggono gli animali.
Nonostante H&M abbia dimostrato di poter produrre abiti senza sofferenze animali, come nel progetto “Co-exist Story” del 2021, che ha utilizzato materiali vegan, l’azienda non ha ancora abbandonato la lana. PETA ha sottolineato che H&M ha già adottato misure per smettere di vendere piume vergini, ma non ha agito in modo simile per la lana. Gli animali non sono solo un prodotto, ma esseri sensibili che formano legami sociali e possono soffrire quando vengono separati dal loro gregge.
La moda può essere creativa senza ricorrere a sofferenze animali. Materiali vegan come FLWRDWN, VEGEA e ECONYL sono già disponibili e possono sostituire la lana senza compromettere la qualità. H&M ha già dimostrato di poter scegliere tra abiti che non causano sofferenze. Non c’è motivo per continuare a nascondersi dietro certificati che non proteggono gli animali. La scelta di smettere di vendere lana non solo rispetta gli animali, ma anche i consumatori che desiderano un’industria più etica. PETA continua a monitorare l’azienda e a lanciare campagne per farla comprendere che la lana non è l’unica opzione disponibile. La moda può essere innovativa e responsabile, senza ricorrere a sofferenze animali.
