Le caprette Riccardo e Lorenza, restate per anni in un piccolo recinto dietro un’officina, sono finalmente state liberate. Dopo anni di sofferenza e condizioni di vita inumane, i due animali sono stati trasferiti in un ambiente naturale, dove possono vivere finalmente la quotidianità che meritano. La loro liberazione è il frutto del lavoro di volontari, associazioni e cittadini sensibili che hanno segnalato la situazione e contribuito a interrompere la catena dell’indifferenza.
Una prigione a cielo aperto
Le capre vivevano in un recinto improvvisato, ricavato nel retro di un’officina metalmeccanica della provincia veronese. L’ambiente era caratterizzato da polvere, ferraglia e rumore assordante. Riccardo, un caprone di razza Saanen, e Lorenza, una femmina della stessa razza, condividevano quel poco spazio d’ombra e di terra. Le condizioni igienico-sanitarie e strutturali erano del tutto inadeguate alla loro natura. Il loro unico riparo era una fatiscente capanna realizzata con lastre di lamiera grezza.
Il continuo impatto delle corna di Riccardo contro i fogli metallici era diventato la colonna sonora triste della loro prigionia. Un gesto compulsivo, drammatico sfogo per cercare di dissipare l’enorme carico di stress e frustrazione accumulato a causa dell’isolamento e della deprivazione sensoriale. La loro vita era segnata da una profonda prostrazione e sofferenza, con sintomi evidenti di malnutrizione e dolori cronici.
Un nuovo inizio in un ambiente di cura
Dopo un serrato confronto con il proprietario della struttura, è stato ottenuto il trasferimento volontario degli animali, evitando lunghi contenziosi legali. Le prime cure sono state immediate: un veterinario specializzato ha provveduto al pareggio delle unghie di Riccardo, un primo fondamentale sollievo che ha segnato l’inizio della terapia e del percorso di riabilitazione motoria. I due animali sono stati accolti dai volontari e trasferiti presso la loro destinazione definitiva. Riccardo ha regalato ai presenti un momento di profonda commozione. Pur con andatura ancora goffa e incerta, lo splendido esemplare ha cercato fin da subito di rialzarsi e camminare di nuovo eretto sulle proprie zampe, riappropriandosi a piccoli passi della sua postura naturale. Nella loro nuova casa immersa nella natura, le due capre vivono finalmente la quotidianità che meritano.
Attorno a loro si muove una comunità eterogenea e pacifica composta da molti altri compagni di sventura riabilitati: asini, agnellini, pecore, cavalli, un’allegra brigata di nove oche, galline, colombe, anatre, tartarughe d’acqua, una mula, oltre ad altri sedici cavalli e sedici cani, tutti adottati con dedizione. In questa nuova dimensione di rispetto e cura costante, Riccardo sta gradualmente recuperando la piena funzionalità degli arti e Lorenza ha ritrovato il peso forma e la serenità. Un lieto fine che dimostra quanto il lavoro di vigilanza del territorio, la cooperazione tra cittadini e associazioni e l’empatia umana possano fare la differenza nel trasformare storie di invisibile sofferenza in splendide testimonianze di rinascita.
