Il dibattito sul DDL Caccia si intensifica con la protesta delle associazioni ambientaliste e animaliste, che denunciano rischi per la biodiversità e la tutela degli uccelli selvatici. Le organizzazioni LAV, ENPA, LAC, Legambiente, LIPU e WWF hanno espresso preoccupazioni per alcune modifiche al provvedimento, che potrebbero violare gli obblighi europei e compromettere la conservazione della fauna selvatica. L’accelerazione dell’esame degli emendamenti, prima della fine del lavoro in Commissione Agricoltura, ha suscitato critiche e preoccupazioni per la mancanza di un confronto approfondito.
La fauna selvatica come patrimonio indisponibile dello Stato
Secondo le associazioni, la fauna selvatica è un patrimonio indisponibile dello Stato e la sua tutela deve essere considerata nell’interesse della collettività. La riforma, che modifica la legge 157 del 1992, è contestata da mesi, con iniziative come quelle dell’attore Alessandro Gassmann, che ha rivolto un appello al presidente Mattarella, e delle associazioni che chiedevano il blocco della stagione venatoria. Gli animali, infatti, sono già particolarmente provati da caldo, siccità e incendi, e la caccia potrebbe aggravare la situazione. Le associazioni sostengono che la decisione del governo rappresenta una “forzatura istituzionale”, e chiedono che la Commissione possa completare il proprio lavoro prima dell’approdo in Aula. La procedura parlamentare, in particolare, è stata criticata per la calendarizzazione del provvedimento per novembre, nonostante l’esame degli emendamenti non sia ancora concluso.
Modifiche contestate e rischi per la biodiversità
Le associazioni hanno evidenziato diversi aspetti problematici del DDL Caccia. Tra i primi c’è l’allungamento dei periodi di caccia, che potrebbe andare oltre il limite attuale del 10 febbraio. Inoltre, si discute dell’ampliamento delle specie cacciabili, comprese quelle con problemi di conservazione, su cui non si è disposti a scendere a compromessi. Altri nodi sono il rilancio dell’utilizzo dei richiami vivi, una pratica contestata, e il ridimensionamento del ruolo scientifico di ISPRA, che nelle scorse settimane aveva smontato l’intero impianto della riforma.
Le modifiche al DDL Caccia sono state contestate anche per la maggiore possibilità di praticare la caccia in determinati territori, compresi demanio forestale e marittimo, con una conseguente riduzione della superficie delle aree protette prevista per le Regioni. Un altro rischio è legato alla possibilità di ingresso di cacciatori stranieri, che potrebbe aumentare la pressione venatoria. Le associazioni sostengono che la fauna selvatica non deve essere considerata un bene disponibile, ma un patrimonio che deve essere protetto per il bene della collettività. La tutela della biodiversità e l’articolo 9 della Costituzione, entrato in vigore nel 2022, sono considerati elementi chiave per valutare le modifiche al provvedimento.
- La fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato
- Le associazioni contestano l’accelerazione del processo
- Le modifiche potrebbero violare gli obblighi europei
- ISPRA ha smontato l’intero impianto della riforma
