Un falco pellegrino è morto dopo essere stato colpito vicino Firenze, mentre un lodolaio e un gabbiano corso sono stati recuperati feriti nel Lazio. La LIPU ha lanciato un allarme sul bracconaggio a pochi giorni dall’apertura della caccia, che si terrà il 1 ottobre 2026. Gli episodi, avvenuti tra Toscana e Lazio, hanno spinto l’associazione a sottolineare l’incremento degli atti di illegalità contro la fauna selvatica.
Bracconaggio e protezione della fauna selvatica
Il falco pellegrino, uno dei rapaci più conosciuti e spettacolari, è stato trovato gravemente ferito a Bagno a Ripoli, in provincia di Firenze. I volontari della LIPU lo hanno soccorso e trasferito in un centro di recupero, ma le lesioni si sono rivelate troppo gravi e l’animale non è sopravvissuto. Il rapace, che si alimenta prevalentemente di altri uccelli e raggiunge velocità superiori ai 300 chilometri orari, è una specie protetta e non rientra tra quelle cacciabili.
Contemporaneamente, nel Lazio, un lodolaio e un gabbiano corso sono stati recuperati feriti. Il lodolaio, trovato lungo la via Ardeatina a Roma, presenta ferite compatibili con un colpo di arma da fuoco. Il gabbiano corso, invece, è stato trovato sulla spiaggia di Furbara, a Cerveteri, con un pallino di piombo nella spalla e altre schegge nel corpo. L’animale porta un anello identificativo francese, che potrebbe aiutare a ricostruire la sua traiettoria prima del ferimento.
La LIPU ha espresso preoccupazione per l’aumento degli episodi di bracconaggio in coincidenza con l’avvio della stagione venatoria.
Un segnale di allarme per la conservazione
Il presidente della LIPU, Alessandro Polinori, ha sottolineato che l’incremento di questi fatti rappresenta un segnale di allarme per la conservazione della fauna selvatica. Gli uccelli protetti, come il lodolaio e il gabbiano corso, sono oggetto di programmi di monitoraggio, ricerca e conservazione, proprio per la loro rara presenza e importanza ecologica. La morte del falco pellegrino e i ferimenti degli altri due uccelli hanno riportato al centro dell’attenzione un problema che riguarda direttamente la biodiversità e la protezione di specie che, per legge, dovrebbero essere al riparo dall’attività venatoria. La LIPU chiede quindi un rafforzamento dei controlli e degli strumenti a disposizione delle forze dell’ordine, insieme a sanzioni efficaci nei confronti di chi commette reati contro gli animali selvatici.
La situazione si colloca in un contesto di dibattito politico sulla riforma della legge 157 del 1992.
Le associazioni ambientaliste, tra cui la LIPU, hanno espresso forti critiche e sostengono che alcune disposizioni potrebbero indebolire le tutele esistenti. Sul provvedimento sono state espresse osservazioni anche in ambito scientifico e istituzionale. La LIPU ha ribadito che i tre uccelli colpiti rappresentano un nuovo segnale della necessità di mantenere alta l’attenzione sul bracconaggio. L’associazione chiede interventi più efficaci per contrastare gli illeciti contro la fauna selvatica, insieme a controlli più rigorosi sul territorio. La conservazione della biodiversità e la protezione delle specie protette rimangono temi centrali per la tutela dell’ambiente e della natura.
